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Si ode a destra uno squillo di Salvini

di Maurizio Belpietro domenica 5 ottobre 2014

2' di lettura

Come tutti, un anno fa pensavo che la Lega fosse avviata sulla strada di un lento ma inesorabile declino. Tra lauree finte e mutande vere messe a carico del contribuente, la fine del movimento fondato da Umberto Bossi mi sembrava inevitabile, soprattutto perché il suo successore, cioè il governatore lombardo Roberto Maroni, dopo aver lavorato di ramazza aveva annunciato di voler passare la mano. Immaginavo dunque che il Carroccio sarebbe stato oggetto di uno scontro fra galli padani. Invece, all’improvviso è sbucato Matteo Salvini, uno che alle cronache non era noto per posizioni moderate ma per prese di posizione da duro, soprattutto sul tema dell’immigrazione. Se gli va bene, pensavo, farà roteare lo spadone di Alberto da Giussano in qualche valle bergamasca e bresciana, reclutando un po’ di malcontento contro gli extracomunitari. Evidentemente mi sbagliavo, anche se riconoscendo l’errore non posso tacere che già nel giugno scorso mi ero ricreduto, invitando a tener d’occhio Salvini perché quel giovanotto con la barba e l’orecchino poteva rivelarsi a sorpresa un nuovo capo per il centrodestra. La riflessione non era campata per aria, ma frutto di una minuziosa analisi dei risultati delle elezioni europee. Già, perché se Renzi era da considerarsi in assoluto il vincitore della tornata elettorale al parlamento di Bruxelles, c’era un altro Matteo che poteva cantare vittoria e questo era il numero uno del Carroccio, il quale il 25 maggio aveva portato a casa quasi 400mila preferenze, ottenendo dunque un successo personale, ma soprattutto aveva consentito alla Lega di sfondare il muro del 6 per cento, un obiettivo che Bossi e i lumbard non vedevano da tempo. Leggi l'editoriale di Maurizio Belpietro su Libero in edicola oggi 2 ottobre o acquista una copia digitale del quotidiano  

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