(Adnkronos) - Tra le poche donne presenti alla manifestazione c'è anche chi sottolinea come in piazza "non dovrebbe esserci solo il popolo curdo, ma tutti i cittadini e tante donne. Nel corso dell'aggressione a Sengal, 500 donne yazide sono state violentate, incatenate e fatte prigioniere per essere vendute sul mercato come schiave". Gli attacchi delle armate dell'Isis hanno prodotto anche "centinaia di migliaia di profughi, 50mila soltanto verso il Rojava, ed è emergenza umanitaria", racconta un giovane curdo che ha diversi parenti tra chi, ormai da oltre un mese, è in fuga verso una terra sicura. "Siamo qui perchè vogliamo risvegliare la coscienza di tutti - spiega Ismail Orde, un altro tra gli organizzatori -. Non possiamo tacere su questi temi, bisogna dire no a questi genocidi. Noi come popolo curdo siamo sensibili ai temi umanitari, ma siamo anche qui per dire che ogni governo, di ogni stato europeo, deve fare la sua parte. Non servono le armi, bisogna bloccare le morti non incrementarle, abbiamo bisogno di aiuti umanitari, di mandarli davvero dove servono, è questo che deve fare l'Italia e l'Europa". (Segue)