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È un’opportunità, non sprecatela

I disoccupati non troveranno lavoro e le imprese chiuse non riapriranno, ma il lifting ci toglierà l’assillo del deficit. Con un rischio: che la Casta metta nel cassetto le riforme e continui a dilapidare i soldi pubblici
di Ignazio Stagno domenica 19 gennaio 2014

3' di lettura

Uno più uno fa due  ma all’occorrenza può fare anche tre. E siccome adesso l’Europa ha bisogno di tirarsi fuori dai guai, o meglio di tirare un po’ su il Prodotto interno lordo del Vecchio continente, ecco trovato il sistema: cambiare le regole di calcolo e fare in modo appunto che la crescita del Pil faccia tre o quasi tre.  Non si tratta di un gioco di prestigio e neppure di un imbroglio contabile tipo quelli che la Grecia escogitò per essere accolta nel club ristretto dell’euro. Più semplicemente è la nuova metodologia con cui d’ora in poi Eurostat calcolerà l’andamento economico dei Paesi membri. In pratica, togliendo dalla spesa corrente gli investimenti e riclassificando alcune voci dei bilanci nazionali,  la somma cambia e in tal modo, grazie all’artifizio contabile, Paesi che sembravano avviati sulla strada del declino, ossia della decrescita economica, tornano al segno più, cioè alla crescita. Almeno sulla carta, dunque,  noi italiani saremo più ricchi. I disoccupati molto probabilmente resteranno gli stessi. Le aziende che non ce la fanno e non ottengono crediti da parte delle banche anche. Pure le tasse rimarranno tali e quali, perché di allentare i cordoni della borsa non c’è verso. Però almeno potremo consolarci sapendo che gli indicatori di debito e Pil non peggiorano ma, anzi, a sorpresa migliorano. Per quanto ci riguarda, da un Prodotto interno lordo che precipitava di quasi due punti percentuali potremmo passare a una risalita di uno o due punti e di conseguenza anche il rapporto con il debito verrebbe presentato con un miglioramento. Questo dovrebbe tranquillizzare i mercati e dunque scongiurare la necessità di nuove stangate a carico del contribuente.  Miracoli della contabilità. Sospettando un trucco, in molti si chiederanno come tutto ciò sia possibile. La risposta è semplice.  Dai conti che pesano sulle nostre spalle saranno esclusi gli investimenti in ricerca e sviluppo oggi calcolati come spesa corrente.  Il nuovo sistema di computo invece li classifica tra gli investimenti fissi e il solo passaggio da un capitolo all’altro del bilancio nazionale permetterà  al Prodotto interno lordo dell’intera Unione europea di crescere dell’1,9 per cento. Non solo.  Il valore dei beni inviati all’estero per la lavorazione non inciderà più su esportazioni e importazioni, con il risultato di cambiare i valori finali.  C’è di più:  verranno ricalcolati anche gli impatti dei regimi pensionistici, cambiando le regole di iscrizione a bilancio e con effetto sulla misura del contributo dei sistemi assicurativi al Prodotto interno lordo. Da ultimo, le rettifiche contabili riguarderanno anche gli armamenti, che fino ad ora erano considerati consumi immediati e da quest’anno verranno invece iscritti fra gli investimenti fissi lordi, perché hanno un potenziale produttivo. In pratica, ci salveranno gli F35 che la sinistra voleva rispedire al mittente. La materia è tecnica e dunque anche un po’ ostica, ma a quanto pare non prevede brogli. Anche perché il nuovo sistema di calcolo è universalmente accettato. Prima che dall’Europa esso è infatti stato adottato dagli Stati uniti, che l’hanno introdotto nell’agosto dello scorso anno, ricalcolando però anche i precedenti. Risultato: da Paese piegato in due dalla crisi e dagli errori di Obama, l’America è parsa risollevarsi, con una crescita tra il 2010 e il 2012 del 3,5 per cento. Ed è quanto sperano di riuscire a fare anche gli europei, perché tutti i Paesi della vecchia Ue, con un ritocchino, almeno sulla carta uscirebbero dalla crisi. Spagna e Portogallo crescerebbero almeno quanto l’Italia. Germania e Francia anche più. Finlandia e Svezia addirittura sfiorerebbero tassi cinesi di aumento, con un più 5 per cento. Attenzione però: il maquillage (ma forse è più realistico parlare di lifting) non risolverebbe nessuno dei nostri problemi, ma paradossalmente li potrebbe aggravare. Infatti, conoscendo i nostri politici e l’arte in cui eccellono, cioè quella dello spreco, c’è il concreto pericolo che invece di dare ossigeno alla ripresa, allentando la pressione dei mercati finanziari, i nuovi conteggi facciano aumentare la voglia spendacciona di governo e amministrazioni pubbliche. Non avere più l’assillo di rispettare il rapporto deficit/Pil potrebbe indurre la Casta a rimettere nel cassetto le riforme, in particolare quella che riguarda gli stipendi e l’abolizione delle poltrone (quelle delle Province, del Senato e delle società municipalizzate). Insomma, se la nostra classe politica se ne accorge rischiamo che si alzi ovunque lo stipendio come è successo in Sicilia. Così la prossima riclassificazione contabile non la farà l’Europa ma direttamente il curatore fallimentare. di Maurizio Belpietro Twitter: @BelpietroTweet

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