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Ci trattano da pecoroni È l’ora di dire basta

Il fisco ha tutti i nostri dati: potrebbe spedirci a casa un bollettino con la cifra da pagare Ma non lo fa per negligenza e arroganza. Usiamo tutti i cavilli per rinviare questo caos
di Ignazio Stagno domenica 19 gennaio 2014

4' di lettura

Non soltanto l’Italia ha la più alta pressione fiscale, ma è anche il paese dove i contribuenti sono i più maltrattati d’Europa. Altrove gli ispettori delle entrate hanno rispetto per chi paga le tasse, perché è con le tasse che viene retribuito il loro lavoro. E dunque si rivolgono a chi versa le imposte con cortesia, cercando di evitare problemi e di complicare la vita con inutili adempimenti. Da noi no: il Fisco tratta gli italiani alla stessa stregua di pecoroni da tosare.  Li sospetta  di voler evadere i tributi e perciò li obbliga a sottostare a scadenze e regole sempre più complicate e sempre più vessatorie. Ne è prova la foto che mostriamo qui a fianco. Pubblicata ieri dal quotidiano La Prealpina, l’istantanea ritrae centinaia di persone in fila giovedì mattina a Varese per sapere come, quando e quanto dovranno pagare. Come ognuno sa nei prossimi giorni si dovrà saldare la mini Imu, cioè l’imposta di cui più volte il governo aveva annunciato la cancellazione salvo poi reintrodurla a sorpresa appena passato l’anno. E dietro l’angolo c’è anche la Tares, la nuova tassa sui rifiuti e i servizi comunali. Peccato che pur essendo noto a chiunque l’obbligo entro fine mese di mettere mano al portafogli, è sconosciuto ai più tutto il resto, in particolare la cifra che dovrà essere corrisposta. Risultato: fra contribuenti, commercialisti e perfino uffici dei comuni competenti in materia di imposizione sulle abitazioni, regna il caos. Nessuno sa come comportarsi e chi si ingegna per fare da solo rivolgendosi agli sportelli municipali, come dimostra la foto si deve armare di tanta pazienza e mettersi in fila. Anziani, lavoratori dipendenti  in permesso, casalinghe: tutti in coda al freddo per ore allo scopo di ritirare un modulo o di chiedere un chiarimento.  Del resto le cose sono state decise talmente in fretta e con tanti e tali cambiamenti di rotta che ora neppure i più attenti sanno orientarsi e, dunque, nel timore di sbagliare e di incorrere in sanzioni se non dispongono di un esperto in famiglia o di un commercialista in azienda  si rivolgono agli uffici competenti. Non senza ovviamente nascondere la rabbia.  La Prealpina riferisce che a Varese l’attesa si è svolta tra caos e proteste, che si sono scaricate su sindaco e giunta, ritenuti responsabili della confusione. Ma la situazione registrata nella città lombarda patria della Lega non è molto diversa da quella segnalata in altri capoluoghi. Tuttavia, se tra i contribuenti serpeggia la rabbia, tra i ragionieri costretti a fare gli straordinari per calcolare l’Imu dei clienti non è che si  festeggi.  Il superlavoro, fatto troppo in fretta e senza la possibilità di attente verifiche, corre il rischio di incorrere in errori che potrebbero tradursi in sanzioni a carico dei clienti. Dunque anche i commercialisti sono sul piede di guerra e addirittura minacciano iniziative clamorose come ad esempio uno sciopero. E se non fosse che a pagarlo sarebbero i contribuenti probabilmente gli esperti di contabilità e fisco incrocerebbero da subito le braccia, mandando a pallino tutte le scadenze fissate dal governo. Ora, come dicevamo, il Fisco nel corso degli anni ha dimostrato di non avere alcun rispetto per il contribuente. Ma quello che sta accadendo è veramente troppo. La macchina amministrativa pubblica dispone di ogni informazione che ci riguarda, sulle nostre spese, i nostri redditi , i nostri patrimoni. Dunque, se volesse, potrebbe fare senza fatica ciò che in ogni altro paese viene fatto ossia spedire a casa di ogni cittadino un bollettino con indicata la cifra da pagare.  Se ciò non avviene è per pigrizia e negligenza e forse anche per arroganza. Da troppo tempo lo stato scarica sulle nostre spalle gli obblighi che gli competono, pretendendo che siano i contribuenti a fare ciò che la pubblica amministrazione non è in grado di fare. Ma di fronte alle di centinaia di persone in coda per pagare le tasse forse è il momento di aprire bocca e dire basta. I cittadini onesti versano le imposte, ma oltre a ciò non è ammesso nessun altro supplizio. Di fronte alle immagini che pubblichiamo in un paese normale il capo del governo dovrebbe chiedere scusa ai suoi connazionali, assicurando che ciò non accadrà mai più. Anzi: in un paese normale, a tutto ciò non si sarebbe arrivati, perché dinnanzi al pasticcio dell’Imu abolita, rimessa e cambiata più volte,  il presidente del consiglio non avrebbe chiesto scusa perché se ne sarebbe già andato, portando con sé il ministro delle Finanze. Negli stati moderni si sa che non si possono fare referendum in materia fiscale, né si può organizzare una rivolta invitando le persone a non pagare le tasse. Però forse, giocando tra i cavilli, contro le imposte si può far ricorso, quanto meno per rinviarle. Non sappiamo a quale codicillo o circolare appellarci, ma se esiste qualcosa che consente ai contribuenti di rialzare la testa e di chiedere di rispetto, siamo pronti a darne notizia e pubblicizzarla. Perché siamo contribuenti, ma non sudditi. di Maurizio Belpietro Twitter: @BelpietroTweet

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