Il prossimo ministro del Turismo potrebbe essere quello che già c’è: Giorgia Meloni, che ha assunto l’interim dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. Non fino alle elezioni, che con ogni probabilità si terranno nella primavera del 2027, ma più a lungo di quanto avvenga di solito con un semplice interim. Non è in vista nessun rimpasto, insomma, e nemmeno un valzer di poltrone che coinvolga Adolfo Urso, Luca Zaia o altri. Lo stesso schema è stato applicato ieri al ministero della Giustizia, dove è stata ufficializzata la soluzione più indolore per rimpiazzare Andrea Delmastro: non ci sarà nessun sostituto.
Le deleghe del sottosegretario di Fdi sono state divise tra il collega già in carica, il leghista Andrea Ostellari, e il viceministro Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia.
Scelte all’insegna della continuità e del desiderio della premier di guidare il governo più longevo nella storia della repubblica. Un risultato che sarà ottenuto solo se l’esecutivo attuale sarà ancora in carica agli inizi di settembre. Cambiare un ministro e un sottosegretario non imporrebbe una nuova fiducia parlamentare e il varo di un “Meloni bis”, ma se l’intervento fosse più ampio e configurasse un vero rimpasto, questo passaggio istituzionale si renderebbe necessario.
Ciò non vuol dire che Meloni svolgerà due lavori. L’ipotesi più accreditata per il ministero del Turismo è il trasferimento delle deleghe che sino all’altro giorno sono state di Santanchè a un sottosegretario esperto della materia. Il nome è già pronto: Gianluca Caramanna, deputato di Fdi che ha avuto incarichi di alto livello nell’industria turistica ed è stato consigliere della stessa Santanchè. Sarebbe lui, di fatto, a gestire operativamente il ministero e le sue attività nel mondo.
Al ministero della Giustizia, invece, la decisione di congelare lo status quo nasce su proposta degli stessi Sisto e Ostellari. Sono stati loro a chiedere a palazzo Chigi di lasciare le cose come stanno. Tra un anno - è il ragionamento- il governo e la legislatura termineranno, e per accogliere un nuovo sottosegretario con il proprio staffe trovare il giusto modus vivendi con la struttura esistente trascorrerebbero mesi. Il ministro Carlo Nordio concorda, tanto da avere appoggiato la soluzione suggerita dai suoi due vice.
Così Sisto ottiene le deleghe sul dipartimento informatico (Dip) e la magistratura onoraria, mentre a Ostellari vanno quelle al dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) e alla Polizia penitenziaria. La nomina di Antonio Mura a capo di gabinetto al posto di Giusi Bartolozzi, dimessasi il 24 marzo, e l’arrivo di Nicola Selvaggi a capo dell’Ufficio legislativo al posto di Mura, sono quindi l’unico risultato evidente del mezzo terremoto che ha scosso via Arenula dopo la vittoria del No al referendum. Anche se la nomina di Selvaggi, a suo modo, segna una rottura: è un professore ordinario di Diritto penale ed è la prima volta che l’incarico viene affidato a una figura non proveniente dalla magistratura. Sfuma quindi, almeno per il momento, l’ipotesi di vedere innesti importanti in squadra. Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ieri ha detto con soddisfazione che a lui «non risulta che ci sarà alcun tipo di rimpasto specifico», anche se si attende «l’individuazione di un nuovo ministro del Turismo». Che però, appunto, sino a data da decidersi, sarà probabilmente la stessa premier.
E Luca Zaia? L’ex governatore del Veneto è sempre nel cuore di una parte della Lega e sarebbe il candidato naturale alla guida di più di un ministero, qualora Meloni decidesse di mettere mano alla squadra. Tra coloro che ci sperano c’è Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture. Pure lui scarta lo scenario delle elezioni anticipate, «anche perché la situazione internazionale è particolarmente complessa». Crede, però, che presto «il presidente del Consiglio farà il possibile per rafforzare la squadra di governo». E in questo caso, avverte, Zaia sarebbe «un grande valore aggiunto», una figura «su cui sicuramente si può costruire».