Una ricetta. Anzi un programma. E' questo quello che chiede Giuliano Ferrara a Silvio Berlusconi e al centrodestra. In un editoriale su il Giornale, l'Elefantino mette in guardia il Cav: "Se non c'è un programma chiaro, il destino è grigio". Ferrara così detta un'agenda al centrodestra e soprattutto a Forza Italia: " La destra ha bisogno di offrire al ceto medio, al capitale e ai lavoratori un nuovo programma. Sopra tutto, un nuovo programma di società, una visione del riscatto dell'economia italiana nel contesto europeo e mondiale all'altezza dei bisogni e delle aspettative di un popolo in gravi difficoltà di ceto, familiari e personali. La discussione sui nuovi dirigenti di Forza Italia, la partecipazione al gioco della legge elettorale, il rilancio attento dello spirito di coalizione in vista delle elezioni, tutto questo ha un senso soltanto se si capisce fino in fondo che in materia di Europa, di banche, di moneta unica, di fisco specialmente, c'è chi sa inventarsi una nuova intransigenza, un percorso intelligente che è scandito da parole d'ordine chiare. Per tempo, con audacia, bisognerebbe promuovere stati generali dell'economia, mobilitare persone ed energie, esperti della crescita economica, imprenditori e soggetti della protesta meno instabili e generici dei Forconi, e fissare in un manifesto alcuni punti scandalosamente dirimenti, ed esplosivi dal punto di vista di una seria comunicazione politica, capaci di dare un senso futuro e persuasivo al paese incancellabile a colpi di sentenze. Solo così si rende un vero servizio al paese e si aiuta la politica moscia e scombiccherata di oggi a riprendere la sua autonomia e il suo primato utile agli italiani". Il Cav e il delfino - Poi sul Cav è chiaro: deve trovare un successore, perchè lui per il momento è fuorigioco: "Il Cav. è là, e non ha l'aria di uno che intenda godersi il famoso 'meritato riposo' dopo avere rifondato il suo partito delle origini e fronteggiato con il noto calore la circostanza ultima dell'assalto forcaiolo. La sua persistenza con un consenso che non evapora tanto facilmente è la dimostrazione del fatto che è possibile corrodere un progetto politico e chi lo incarna, ma fino a un certo punto, dal momento che l'Italia del 1994, da vent'anni inquieta e alla ricerca di una soluzione radicalmente nuova, quell'Italia che non si era mai vista prima, non può scomparire con la sentenza Esposito, mediocre risorsa da sfruttare per politici pigri che non sanno fare in prima persona il loro lavoro civile e lo appaltano alle faziosità in toga. Ma la questione di chi avrà la rappresentanza della destra, a Berlusconi formalmente negata dal blocco burocratico-giudiziario che gli è stato opposto nella recente deriva autoritaria mascherata da trionfo della legalità, è ovviamente dirimente, e decisiva". Il futuro - Se la destra non sarà capace di trovare situazioni adeguate a questa situazione allora per l'Elefantino lo scenario futuro è cupo: "Se non si fa così allora non restano che il tran tran e la chiacchiera sul semestre europeo, destini grigi".