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Per nascondere i fallimenti, Renzi pensa al voto anticipato

di Maurizio Belpietro domenica 14 settembre 2014

1' di lettura

Qualche giorno fa il presidente del Consiglio ha fatto sapere di non avere intenzione di schiodare da Palazzo Chigi prima del 2018. Per cambiare l’Italia, ha detto, servono mille giorni. A qualcuno, anzi a quasi tutti, è parso un modo per allungare la vita del governo, spostando in là nel tempo il raggiungimento degli obiettivi promessi. In realtà, come l’esperienza dei primi mesi di Matteo Renzi in versione premier dovrebbe insegnare, non si deve dare troppo peso al proposito di durare altri tre anni. E non già perché il capo dell’esecutivo mediti il ritiro per potersene tornare a Rignano, ma perché non è escluso che se messo con le spalle al muro il rottamatore rottami il Parlamento per chiedere le elezioni. Forse l’ipotesi potrà stupire i più disattenti, ma coloro i quali hanno sensibilità per certi piccoli segnali cominciano a credere che la strategia del presidente del consiglio si possa sintetizzare in una parola e una data: elezioni e 2015. Il primo ad essere convinto a quanto pare è il più strenuo difensore di Renzi, ossia Silvio Berlusconi, il quale non potendosi per il momento (...) Clicca qui, acquista una copia di Libero e leggi l'editoriale di Maurizio Belpietro

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