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Legno sporco, quando i crimini forestali sottraggono risorse

domenica 7 giugno 2015

2' di lettura

Roma, 4 giu. - (AdnKronos) - La quota totale del disboscamento illegale è stimato al 20-40% della produzione totale mondiale di legname commerciato a livello industriale e il volume di legno di provenienza illegale (350-650.000.000 mc l'anno) è stimato essere elevato almeno quanto il volume di legno proveniente dalle foreste gestite in modo sostenibile (385 milioni di mc/anno). Lo rileva il rapporto dell’Unece/Fao Forestry & Timber Section “Revisione del mercato dei prodotti forestali del periodo 2006-2007”. Il mercato di legname e dei prodotti forestali genera un giro commerciale annuale stimato in oltre 286 miliardi di dollari. Si tratta però in molti casi, sottolinea il dossier del Wwf "Foreste che proteggono, foreste da difendere", di risorse “sporche”, frutto di crimini forestali che sono sottratte allo sviluppo di interi Paesi e comunità locali, finendo con impoverire entrambi e arricchendo la corruzione e la criminalità. Anche se negli ultimi anni la comunità internazionale ha promosso strumenti normativi e regolamentari utili a contrastare l’illegalità nel mercato del legname, come il Flegt o l’Eu Timber Regulation nei Paesi dell’Unione Europea e il Lacey Act negli Stati Uniti, i fenomeni di taglio illegale sono ancora ampiamente diffusi nella maggior parte dei Paesi produttori di legname, soprattutto dove la governance è debole e la corruzione prevale, dove gli interessi individuali non riescono ad essere frenati dagli interessi dell’intera collettività. Si stima che almeno la metà delle attività legate alla produzione e lavorazione del legname in regioni quali l’Amazzonia, il Bacino del Congo, il Sudest Asiatico e la Russia, sia promossa con metodi o in maniera totalmente illegale, sfuggendo al controllo sia delle autorità nazionali sia internazionali. Addirittura nell’ultimo rapporto Unep-Interpol (Unep 2012) si stima che il 50-90% del prodotto forestale di alcuni Paesi tropicali provenga da attività illegali, una porzione altamente significativa delle produzioni nazionali, che comprende anche quei prodotti forestali esportati in tutto il mondo. Gli effetti negativi dell’illegalità presente nel settore forestale si ripercuotono direttamente sul settore industriale, quel settore che spesso è allo stesso tempo causa e vittima di questi processi, un settore produttivo che si stima perda circa 10 miliardi di dollari l’anno a causa dell’illegalità. Questo dato non tiene conto delle ingenti perdite per gli stessi Paesi produttori che, secondo la Banca Mondiale, presentano ammanchi di almeno 5 miliardi di dollari l’anno, considerando solo l’evasione fiscale. Risorse economiche che potrebbero invece essere utilizzate per lo sviluppo di programmi di gestione e conservazione delle stesse aree forestali oggi minacciate.

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