Giuliano Pugolotti, 54enne di Parma, di lavoro fa il pubblicitario e come hobby attraversa di corsa i deserti di tutto il mondo. Ha iniziato a correre nei parchi della sua città per distrarsi dagli impegni lavorativi, ma un giorno la sua vita è cambiata : "Stavo correndo nel parco quando mi si è affiancata una persona che poi ho scoperto essere un corridore professionista. Mi disse che ero fatto per correre e così qualche tempo più tardi mi sono iscritto alla mia prima maratona". In quel momento Giuliano non sapeva ancora che avrebbe attraversato i deserti più maestosi della terra, affrontando le sfide più estreme. L'ultima quella con se stesso nel deserto dei Tartari, che comprende due zone aride e bollenti: il Dush el Kavir e il Dush e Lut, luoghi dove la Nasa ha calcolato la temperatura più del pianeta: oltre 70 gradi. La sfida più grande - Dopo tante maratone nei deserti in compagnia di altri corridori, Pugolotti ha deciso di affrontare un'altra grande sfida, questa volta, però, solo potendo contare su se stesso e una macchina fotografica GoPro. Racconta così la sua decisione a Repubblica.it: "Dopo aver corso per 17 volte nei deserti della terra ed avere partecipato solo a gare estreme ho deciso che questi dieci anni andavano festeggiati in modo diverso. E così ho pensato al deserto dei deserti quello più caldo, più ostile. A quello iraniano appunto. Lì non ci sono gare e quindi l’ho attraversato da solo". Sono 380 i chilometri percorsi in solitaria dal maratoneta parmigiano, attraversando un lago salato, una catena di 80 km di dune, le montagne chiamate Black mountain e il caldo bestiale del luogo che la Nasa ha registrato come il più caldo del pianeta. Entusiasmo e dedica - "E' stata una fatica infinita tra venti, silenzio e solitudine. La mia impresa ha avuto un grande risalto in Iran tanto che i giornali di Teheran mi hanno dedicato spazio e interesse. Ho saputo là che sono il primo uomo ad avere atraversato di corsa il deserto più caldo della terra". Infine, Pugolotti dedica la sua impresa alla famiglia e "a tutti quelli che sono stati soprannominati Gli Angeli del Fango, la parte positiva e bella dopo l’evento triste dell’alluvione che ci ha colpito. Sono i miei idoli".



