(Adnkronos) - "Ricordo il senso di colpa, come se avessi sbagliato qualcosa - afferma Ravera - Di inadeguatezza, come se non fossi stata degna del ruolo. Ricordo il risveglio dall'anestesia, quando chiesi all'infermiera, subito, appena ripresi i sensi: era un maschio o una femmina? Ricordo la risposta: non era ancora niente. E la ringrazio, dentro di me, perfino adesso, perché quella retrocessione nell'indistinto mi ha aiutata. Un pochino, non molto, ma un po' mi ha aiutata". "Perché sto scrivendo questo non lo so. Non per appoggiarmi al relativo privilegio dell'aver 'esperito', ma perché l'opinione, fredda e razionale, espressa la settimana scorsa, ha suscitato un effetto che non avevo previsto, che non avrei voluto - continua - Se sto raccontando di quel mio lontano dolore è perché ho urtato, evidentemente, la sensibilità di alcune donne". "A loro, e soltanto a loro - conclude Ravera - vorrei dire che non c'era, nelle mie parole, alcun disprezzo, né alcuna forma di sottovalutazione di un sentimento complesso e sempre legittimo. Il mio era un discorso politico. Sono stata violenta? Me ne scuso. Mi scuso di essere stata troppo irruente. Non è la prima volta che esprimo questi timori e queste perplessità. Oralmente. Sui giornali. L'ho sempre fatto: da scrittrice, da cittadina. Ho sempre espresso liberamente le mie opinioni. Le ho argomentate. Sono sempre disponibile a discuterle".