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Dal Wwf allarme Oasi, si prevede un aumento di 1-3°C nel 95% delle aree

domenica 26 maggio 2013

3' di lettura

Roma, 24 mag. - (Adnkronos) - Dalle farfalle alle foreste, i cambiamenti climatici minacciano la natura italiana. Il cambiamento climatico sta già avendo ripercussioni notevoli sulla biodiversità e le proiezioni dicono che comporterà cambiamenti nella distribuzione delle specie e degli ecosistemi oltre a una complessiva perdita di biodiversità. Lo dimostrano i dati dell'Osservatorio Oasi del Wwf che lancia l'allarme: si prevede un aumento della temperatura media di 1-3°C nel 95% delle Oasi Wwf e le precipitazioni subiranno una riduzione di 27-113 mm nel 90% delle Oasi. L'Osservatorio prende anche in esame quali impatti avranno sulle specie i cambiamenti climatici. Gli anfibi, per esempio, sono ottimi indicatori dello stato di conservazione degli ambienti umidi, ambienti che rischiano di ridursi notevolmente a causa dell'innalzamento medio delle temperature e della concentrazione delle piogge, che causano un sempre più frequente inaridimento di ampie aree geografiche temperate. Alcune specie di anfibi si sono già profondamente rarefatte. Si calcola che il declino di 14 specie di anfibi (il 73,68%) sia associabile ad almeno una variabile climatica. Anche le farfalle notturne sono preziosi bio-indicatori, per questo i lepidotteri sono stati al centro di una serie di rilievi che, in relazione ai cambiamenti climatici, hanno verificato un'abbondanza di specie "termofile" (ovvero amanti del caldo) migranti favorite dal riscaldamento globale, rispetto a quelle stanziali, tanto che diverse popolazioni di lepidotteri si sono espanse visibilmente in aree legate a climi caldi. A causa del cambiamento climatico gli uccelli migratori sono spesso portati a variare i propri ritmi stagionali. Come conseguenza dell'innalzamento delle temperature, infatti, molte specie anticipano i tempi della migrazione. Ma non tutte sono in grado di tenere il passo e variano il proprio ciclo vitale rispetto a quello delle loro principali fonti di cibo, con effetti che possono portare al declino demografico della specie. Ma anche le foreste mostrano le prime conferme di allarmanti sintomi di disgregazione dovuti all'effetto dei cambiamenti climatici (temperature elevate e siccità record) con le querce caducifoglie (cerro e roverella) e il faggio tra le specie più colpite. In generale, si prevede che le specie terrestri si muoveranno verso latitudini più alte o altitudini più elevate, mentre gli ecosistemi marini saranno influenzati non solo da un aumento della temperatura del mare e cambiamenti nella circolazione oceanica, ma anche per l'acidificazione degli oceani, che aumenta la vulnerabilità di ecosistemi fragili come le barriere coralline. Le zone umide e i delicati habitat ripariali sono fortemente influenzati dal cambiamento del regime idrologico dei corsi d'acqua e dalle conseguenti, spesso drastiche, variazioni del livello idrico e sono così messe a rischio numerosissime specie di piante acquatiche e di animali degli ambienti acquatici e palustri. Le modificazioni climatiche hanno già prodotto impatti sulla biologia, la fenologia, la crescita e la distribuzione delle specie e la composizione degli ecosistemi in Italia, nonché sugli ecosistemi naturali, seminaturali e agricoli. Variazioni significative sono state osservate anche su colture importanti e tipiche, tra cui olivo e vite, e crescono le preoccupazioni sugli effetti che potranno avere in futuro. Le proiezioni segnalano che fino alla fine del secolo i cambiamenti climatici procederanno molto più velocemente di quelli attuali e che nel bacino del Mediterraneo si verificheranno variazioni molto rilevanti. La gran parte degli studi prevede che nel medio periodo gli effetti dei cambiamenti climatici sulla perdita di biodiversità saranno più significativi di altri fattori come la perdita di habitat per il consumo del suolo, l'inquinamento, il prelievo venatorio. "Stiamo correndo il rischio di lasciare ai nostri figli e nipoti un Pianeta spoglio, povero di vita, in cui le condizioni di sopravvivenza della stessa specie umana sarebbero enormemente difficili", dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf Italia. A fronte di questo rischio, le aree naturali protette sono un fondamentale alleato nella lotta al cambiamento climatico. A livello mondiale il 15% del carbonio viene stoccato nelle aree protette, mentre in Italia si stima che i 1.388.568 ettari di aree protette possano assorbire 12,7 Mt di Co2 ogni anno, per un valore economico calcolato in 1,2 miliardi di euro. In Italia, il sistema delle Oasi Wwf conta più di 100 paradisi naturali per oltre 37.000 ettari di natura protetta.

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