Roma, 22 nov. - (Adnkronos) - Giornata di lutto nazionale, oggi, per le sedici vittime dell'alluvione in Sardegna. "Eventi come quello di Olbia lasciano il segno - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - e nessun intervento sarà mai in grado di colmare il vuoto lasciato dalle persone che hanno perso la vita nell'ennesima tragedia italiana di maltempo e dissesto. Il tempo per prevenire è già scaduto, che nessuno si senta assolto, sappiamo bene che cosa si deve fare e come dobbiamo intervenire per risolvere il problema". "Bisogna garantire subito maggiore sicurezza a quei 5 milioni di cittadini che vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico. Agire a posteriori non basta", conclude Cogliati Dezza. In Sardegna, infatti, quella dei giorni scorsi non è stata la prima catastrofe. Nel 1999 fra Capoterra e Assemini, in provincia di Cagliari, caddero 250 millimetri d'acqua e ci furono due morti. Nel 2004 un'alluvione, con disastri e vittime, a Villagrande in Ogliastra. Nel 2008 a Capoterra cinque morti e crolli paragonabili a quelli dei giorni scorsi a Olbia. Piogge ed eventi meteorologici di eccezionale intensità stanno diventando sempre più frequenti, e non solo in Sardegna. Nella stagione autunnale in corso, ci sono già stati 5 eventi alluvionali, a considerare solo i più dannosi, che hanno interessato, oltre alla Sardegna, la Toscana, la Liguria, la Puglia e la Basilicata, le Marche, la Calabria. Ormai, in tante Regioni, la frequenza di questi episodi è annuale. Basta contarli. I Comuni italiani che contengono aree ad elevato rischio di frana o alluvione sono 6.633, ma la prevenzione va a rilento e soffre delle poche risorse stanziate e si continua a spendere per le emergenze.(segue)