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A rischio idrogeologico 68,8% dei Comuni, emergenza sull'appennino parmense

A quattro mesi dal disastro il sindaco di Tizzano tiene alta l'attenzione
domenica 11 agosto 2013

2' di lettura

Roma, 5 ago. - (Adnkronos) - Il 68,8% delle amministrazioni italiane (ossia 5.569 comuni) è a rischio idrogeologico. La mappa disegnata dalle elaborazioni del Centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel immortala un pericolo concentrato, per oltre la metà, nelle regioni settentrionali, per il 30% in quelle del Sud e per il 20% in quelle del centro. Una fotografia che, ad aprile scorso, si è trasformata in emergenza sull'appennino parmense: strade crollate, case abbattute dalle frane che hanno devastato Sauna e Tizzano. E proprio a quattro mesi dal disastro il sindaco di Tizzano Amilcare Bodria tiene alta l'attenzione: "Abbiamo ancora strade provinciali completamente interrotte - dice all'Adnkronos - e strade comunali riaperte solo attraverso delle 'piste' di emergenza". Per sistemare la strada e rendere completamente transitabile in sicurezza il collegamento per Capriglio e la stazione di Schia servono "al più presto un milione di euro, mentre per riparare tutti i danni subiti nel nostro territorio servirebbero almeno 14 mln di euro", sottolinea. "Al momento per aprire la strada con una 'pista di emergenza' abbiamo ottenuto 500mila euro - spiega - Abbiamo fiducia nel presidente della Regione che ci ha promesso che verranno finanziati gli interventi". Ai collegamenti stradali, infatti, si aggiungono le tre case crollate e quelle rese inagibili. Ma la paura è che, senza una messa in sicurezza, si piombi ancora nell'emergenza. E' il nord, come emerge dai dati sui 'Comuni italiani a rischio idrogeologico', a registrare il numero maggiore di criticità. In valori assoluti il dato più elevato è in Piemonte dove 1.043 enti locali presentano nel proprio territorio aree considerate a rischio. Segue la Lombardia con 912 amministrazioni, mentre il minor numero di realtà a rischio è in Puglia e in Sardegna, dove la cifra scende, rispettivamente, a 48 e 42. In termini percentuali, come ha rilevato il centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel sui dati del ministero dell'Ambiente, dell'Upi e dell'Istat, i valori più elevati si riscontrano per i comuni laziali, toscani e marchigiani con indici superiori al 95%. Se l'Emilia Romagna si attesta sull'88,8%, in Valle d'Aosta, Umbria e Calabria tutte le amministrazioni comunali sono a rischio idrogeologico. "Di fronte a questi dati - dice il sindaco di Tizzano - ritengo che occorrerebbe valorizzare gli studi fatti: bisogna stanziare risorse per la difesa del suolo e finalizzarle a far fronte alle criticità individuate dai piani di bacino. Inoltre, è necessario dotare di risorse la protezione civile per far fronte a queste emergenze, non è possibile dover aspettare quattro mesi per vedere i fondi". Oltre il 70% delle realtà comunali a rischio idrogeologico, in base all'analisi del Centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel, ha meno di 5.000 abitanti. In termini relativi, sono le città con oltre 250mila residenti a presentare la maggior percentuale di comuni con aree a rischio idrogeologico all'interno del proprio territorio: di queste infatti 10 su 12, ossia l'83,3%, si trova in tale condizione. Solo Bari e Venezia non hanno aree a rischio.

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