Pordenone, 7 ago. (Adnkronos) - Fare cultura in montagna e' possibile e utile, tanto piu' se serve a ricordare il passato. A Casso, in provincia di Pordenone, nel 1963 c'era una scuola elementare in via Sant'Antonio 1. Cinquant'anni fa fu colpita dall'ondata della diga del Vajont, causata dalla frana del Monte Toc. Ora quella scuola e' rinata, anche se in vesti diverse, grazie a un giovane architetto, Valentino Stella, che ha completato il progetto di ristrutturazione dell'edificio. Le lacerazioni sono ancora visibili sulla facciata, come testimonianza degli effetti causati dall'enorme massa d'acqua che allora si riverso' in valle, spazzando via tutto con la sua furia. Situato nell'antico centro abitato della cittadina, l'ex istituto scolastico presenta esternamente le stesse mura originali, pur adattandosi alla nuova funzione di spazio espositivo, affidato a Dolomiti Contemporanee. "Si e' pensato che le mura offese dovessero rimanere tali, come se una data vi fosse rimasta impressa: scolpita", ha spiegato Stella. Le opere hanno riguardato demolizioni, adeguamento strutturale e conservazione delle superfici esterne. Il piano terra e' stato ampliato verso monte fino al limite della facciata a nord, costruendo un nuovo setto murario in sottofondazione. La scala interna ed esterna, la piattaforma e il volume emergente sono stati costruiti con carpenterie metalliche. La piattaforma, spettacolare e accessibile al pubblico, corona fisicamente e metaforicamente l'edificio: e' aggettata in avanti, sporgendosi sul vuoto: da essa si gode un magnifico panorama dei monti e della piana. Rappresenta "un momento di sosta da cui osservare 'da fuori' la Diga. Si e' trattato di costruire su quanto e' rimasto, di produrre un avvicinamento fra queste due dimensioni", ha concluso l'architetto. Da vedere per non dimenticare.