Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - La quantità di cibo sprecata e persa in tutto il mondo è vertiginosa. Solo in Italia ogni anno finiscono nella pattumiera da 5 a 10 milioni di tonnellate di prodotti alimentari. E anche se la crisi ha ridotto notevolmente le cifre degli sprechi (-25 per cento dal 2008), ancora oggi le famiglie italiane buttano tra i rifiuti circa 28 euro al mese di alimenti ancora commestibili. A tracciare il quadro è la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, sottolineando che nell’ultimo anno sono aumentate del 9% le famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare, per un totale di 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. Ma a livello globale la situazione è ancora più drammatica, con ben 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che finiscono in discarica, pari a un terzo della produzione totale. Alimenti che, ricorda la Cia, potrebbero essere usati in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale in costante aumento. D’altra parte, aggiunge la Cia, la vergognosa 'cultura dello scarto' contro cui si è scagliato oggi anche Papa Francesco è una caratteristica dei Paesi ricchi. Basti pensare che il valore pro-capite degli sprechi alimentari per consumatore in Europa e in Nord America si aggira tra i 95 e i 115 chili l’anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel Sud-Est asiatico scende drasticamente tra i 6 e gli 11 chili annui a persona. Secondo l'organizzazione agricola, dunque, "c’è bisogno di una maggiore consapevolezza da parte di tutti. Oggi più che mai è necessario acquisire una coscienza solidaristica orientata a riequilibrare i mercati. Bisogna cancellare gli sprechi e cominciare a ripensare ai nostri stili e sistemi alimentari tenendo conto che nel 2050 la popolazione sarà di 9 miliardi di persone. Per questo è sempre più importante che le istituzioni mettano finalmente al centro dell’agenda il cibo e l’agricoltura, promuovendo politiche che scoraggino lo spreco e lo sfruttamento selvaggio delle risorse agricole e garantiscano invece la sicurezza alimentare globale".