Reggio Calabria, 6 nov. (Adnkronos) - "Quando le organizzazioni mafiose non sparano, fanno affari. Non bisogna mai concepire il contrasto alle mafie come un'emergenza ma deve essere continuo, sempre incisivo, e deve considerare la realtà delle organizzazioni criminali purtroppo costitutiva della nostra società e deve essere contrastata come tale. Anche nei momenti in cui non ci sono problemi di ordine pubblico bisogna tenere alta la guardia". Lo ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti a margine della conferenza stampa convocata a Reggio Calabria per illustrare i dettagli dell'operazione Araba Fenice. Rispondendo alle domande dei cronisti sulle indagini che riguardano la trattativa Stato-mafia e le stragi siciliane ha affermato: "Io credo che bisogna sempre ricercare la verità, a tutti i costi. Naturalmente bisogna farlo con professionalità, in modo coordinato tra i vari uffici competenti, perseguendo un filo unitario. Non smetteremo mai di ricercare l'assoluta chiarezza su fatti ormai nel passato come le stragi del '92 e '93. Le procure competenti sono all'opera e stanno facendo un ottimo lavoro. Aspettiamo con fiducia i risultati". Altro problema che si è trovato di fronte è quello dei collaboratori di giustizia. Proprio a Reggio Calabria pochi mesi fa l'ex pentito Antonino Lo Giudice ha ritrattato le accuse sostenendo di avere avuto pressioni per fare alcune dichiarazioni mirate richieste da chi lo gestiva. "E' un problema immanente, una delle modalità operativa delle mafie è il discredito dei collaboratori di giustizia. Ci vuole professionalità da parte dei magistrati nel trattare i collaboratori di giustizia che sono e continuano a essere fondamentali nell'azione di contrasto. I processi non si basano solo sulle loro dichiarazioni ma costituiscono una fonte di conoscenza indispensabile", ha concluso Roberti.