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Mafia: Abbruzzese, guardia ancora piu' alta con la crisi

domenica 20 maggio 2012

2' di lettura

Roma, 15 mag. - (Adnkronos) - "Oggi abbiamo altre sfide dinanzi a noi. E' nostro dovere tenere alta, altissima la guardia. Perche' non tutti hanno l'attenzione o la forza per dire no alla criminalita' organizzata. A voi ragazzi dico di tenere sempre presente che una linea invisibile separa chi vive nella legalita' e chi nella illegalita' prospera, si arricchisce, e arriva ad uccidere. Nel nome di Falcone e Borsellino si possono fare delle scelte e alimentare un processo capace di sradicare la cultura della illegalita' e di sconfiggere la mafia". Lo ha affermato Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio Regionale del Lazio nel suo intervento alla Tavola rotonda dei Giovani contro la mafia, organizzata dal Forum dei giovani del consiglio regionale del Lazio, alla quale hanno partecipato anche l'ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna e il neo procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. La tavola rotonda e' stata coordinata da Bruno Vespa. La preoccupazione evidenziata da Abbruzzese e' che, "in un momento in cui la liquidita' e' diventata un miraggio per le imprese, chi ha denaro liquido sia visto come chi puo' salvare una azienda in crisi, vicina al fallimento". "E' di giovedi' scorso - ha aggiunto - la notizia che a marzo sono stati erogati quasi 11 miliardi in meno di prestiti alle aziende. Si tratta di un dato fornito dalla Banca d'Italia che credo non abbia bisogno di ulteriori commenti. Ecco, dunque, voglio esternare la mia preoccupazione di rappresentante di una istituzione territoriale importante quale e' l'Assemblea Legislativa del Lazio". "Non passa giorno - ha spiegato - in cui, nel nostro ruolo istituzionale, nel processo di formazione delle leggi, il Consiglio non ascolti i cittadini del Lazio, le associazioni, la societa' civile. Nelle commissioni le audizioni sono parte di quel percorso democratico che porta all'approvazione delle leggi regionali e che consente ai cittadini di esporre i propri bisogni, le proprie aspirazioni, le proprie paure e difficolta'. Sappiamo bene che la criminalita' organizzata opera nella Capitale e nella nostra Regione, per riciclare i proventi delle attivita' illecite, accumulati, spesso, in altri territori". (segue)

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