Roma, 22 mag. - (Adnkronos) - Il direttore di 'Libero' Maurizio Belpietro non doveva essere assolto dall'accusa di procurato allarme in relazione ad un editoriale da lui scritto il 27 dicembre 2010 in cui si parlava di un presunto attentato al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Lo ha stabilito la Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura di Milano contro l'assoluzione accordata a Belpietro. Secondo piazza Cavour, "la colpa e' del tutto evidente poiche' il giornalista, prima di pubblicare una notizia, ha l'obbligo professionale di accertare la veridicita' della stessa, tanto piu' se la notizia e' di particolare gravita' e idonea a suscitare allarme non solo nella pubblica opinione, ma anche nelle autorita' preposte alla tutela dell'ordine pubblico". Da qui la decisione della Cassazione di annullare senza rinvio la decisione del 16 maggio 2011 e la conseguente restituzione degli atti al gip di Milano per l'ulteriore corso. Il gip di Milano aveva emesso un decreto penale di condanna per procurato allarme per l'imprenditore Emanuele Catino che aveva contattato Belpietro inventando di sana pianta la notizia del presunto agguato. I pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, che avevano chiesto l'emissione di un decreto penale di condanna anche per il direttore di Libero, hanno impugnato il proscioglimento deciso dal gip davanti alla Cassazione. E ora la Prima sezione penale - sentenza 19367 - ha dato loro ragione, bocciando le argomentazioni del gip che nella sua assoluzione aveva evidenziato la "assoluta buona fede di Belpietro" che nell'editoriale "aveva prudentemente espresso dubbi sulla veridicita' o meno di quanto appreso". Un ragionamento disatteso dalla Suprema Corte che evidenzia invece come Belpietro "non era affatto convinto di pubblicare una notizia vera". (segue)