(Adnkronos) - Vagando alla ricerca di aiuto e ferito sia al braccio che alla testa, Giannola s'imbatte' finalmente in un militare statunitense che esibiva la fascia della croce rossa sul braccio: ricevute le prime cure, gli fu fatto capire che di li' a breve sarebbe passata un'ambulanza per portarlo in un ospedale, cosi' rimase seduto ad aspettare. Invece, dopo un po' sopraggiunse una jeep, da cui discese un soldato armato con un Garand: cosi' Giannola subi' la terza fucilazione della giornata, questa volta un colpo sparato a distanza ravvicinata nel collo. Nonostante tutto riusci' a sopravvivere: fu trovato e raccolto da un'ambulanza americana e salvato dai medici militari. Per il Regio Esercito, Giannola risulto' disperso e addirittura sospetto di diserzione. Rientrato dalla prigionia, denuncio' l'accaduto alle autorita' militari italiane il 31 dicembre 1945, poi il 21 agosto 1946 e, infine, con una circostanziata relazione al Comando Aeronautica della Sicilia, il 4 marzo 1947. Nessuno gli ha mai voluto credere o forse nessuno sapeva che farsene della sua verita'. Fino al 2004, quando finalmente la Procura militare di Palermo si e' occupata del caso, giungendo a chiedere il rinvio a giudizio del sergente Horace West. Inutilmente: il colpevole del massacro di Biscari era infatti nel frattempo deceduto, all'eta' di ottantacinque anni, nel 1994. Giuseppe Giannola, nonostante tutto, invece e' ancora vivo, e a 91 anni ricevera' oggi l'alto riconoscimento della Presidenza della Repubblica.