Firenze, 12 nov. - (Adnkronos) - Il tritolo degli ordigni inesplosi della seconda guerra mondiale, recuperati a largo della costa palermitana con la rete da pesca da Cosimo D'Amato, "veniva estratto e 'macinato', come dicono i mafiosi stragisti, dagli esplosivisti". Lo ha sottolineato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi parlando delle indagini che hanno portato all'arresto dell'ex pescatore di Santa Flavia (Parlermo) nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Firenze sulle stragi mafiose del 1993. Il tritolo veniva portato con un gommone a Palermo, "in determinati locali" che il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha indicato ai magistrati inquirenti e che poi sono stati "geograficamente individuati". In quei magazzini palermitani il tritolo veniva lavorato poi con "una procedura, diciamo cosi', abbastanza dilettantesca, ma sicuramente efficace". L'esplosivo che era "sostanzialmente marmorizzato veniva macinato, poi trattato e destinato agli scopi stragisti". La Dda, grazie alle indagini della Dia di Firenze, ha accertato che i primi trasferimenti di quantitativi di tritolo da Porticello, localita' di Santa Flavia, dove operava D'Amato, avvennero nell'aprile del 1992, un mese prima della strage di Capaci.