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Al Festival di Roma il Profeta ragazzino 'creato' da Pinochet

domenica 18 novembre 2012

2' di lettura

Roma, 15 nov. - (Ign) - Cile 1983. Negli anni della dittatura di Pinochet, mentre nelle strade monta la protesta di migliaia di persone colpite dalla recessione, il regime decide di trasformare un ragazzino di 14 anni in un'arma di distrazione di massa: un Profeta, uno che vede e parla con la Madonna. Si ispira ad una storia vera 'La Passione di Michelangelo' del regista cileno Esteban Larraìn, che domani sarà proiettato in anteprima mondiale al Festival di Roma, nella sezione 'Alice nella città'. Nel giro di poche settimane, il viso di Miguel Angel monopolizza i media del paese, la città di Penablanca si trasforma in una meta di pellegrinaggio per migliaia di persone. Da timido orfano, Miguel si trasforma, utilizzando al meglio il 'dono divino'. Studia le immagini simbolo dell'iconografia artistica cristiana, tanto che la 'Pietà' del suo omonimo Michelangelo diventa la sua icona e tra visioni, profezie e furbizie diventa il Profeta. Ma quando la chiesa investiga e decide di disconoscere il culto della Vergine di Penablanca, il governo abbandona il ragazzo al suo destino. la sua sarà una caduta rovinosa. "E' una storia popolare in Cile, fa parte dell'immaginario collettivo del paese. Avevo 10 anni quando Miguel Angel iniziò a vedere la Vergine Maria, ancora ricordo le immagini in televisione, le migliaia di persone in attesa dell'apparizione, la presenza magnetica di quel ragazzino", racconta Larrain, 38 anni, uno tra i registi più quotati del nuovo cinema cileno, qui al suo secondo lungometraggio dopo una gavetta nei docu-film. "Sono dovuti passare 25 anni perché i protagonisti di questa storia ci confessassero l'evidenza: una grande farsa, una manipolazione non molto elaborata della fede popolare". Condensando in due-tre personaggi i reali protagonisti, Lorrain offre una cronaca romanzata dei fatti di Penablanca, arrivando a firmare una storia con elementi simbolici molto forti. "Oltre alla ricerca di una identità nazionale di un paese fondamentalmente giovane, alla religione come strumento di controllo sociale, quello che mi ha attratto è qualcosa di più universale: la fede come elemento della condizione umana. Il bisogno della gente di credere in qualcosa, di affidarsi senza troppi problemi a promesse luminose: il paradiso, lo sviluppo, il mondiale di calcio". Con un budget di 1,2 milioni di dollari, numeri nettamente superiori allo standard cileno, coprodotto tra Cile, Argentina, Francia e Germania, 'La Passione di Michelangelo' vede nel cast l'esordiente Sebastian Ayala (Miguel Angel) e Patricio Contreras, nei panni di Padre Ruiz inviato dalla Chiesa, già tra i protagonisti del film di Luis Puenzo 'La storia ufficiale', Oscar come miglior film straniero nel 1986.

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