Cagliari, 15 nov. - (Adnkronos) - Il tribunale di Cagliari ha confermato che la diagnosi genetica preimpianto "puo' essere eseguita. Anzi, ha ordinato di eseguirla, nonostante una parte del nostro ospedale (il Microcitemico di Cagliari, ndr), cioe' il reparto di Genetica prenatale, non sia attrezzata in questo momento per poterla fare". Lo ha detto all'Adnkronos Giovanni Monni, primario di Ostetricia e Ginecologia, Diagnosi prenatale e preimpianto, Terapia fetale, dell'ospedale Microcitemico di Cagliari, dove e' seguita la coppia a cui il giudice del tribunale di Cagliari ha riconosciuto il diritto di poter fare la diagnosi preimpianto. La donna e' malata di beta talassemia major, o morbo di Cooley, mentre il marito e' portatore sano. Il nascituro, dunque, avrebbe alte probabilita' di venire al mondo con il gene della malattia. "L'ospedale non e' in grado, in questo momento, per mancanza di personale, di biologi, di poter fare la diagnosi preimpianto - spiega lo scienziato - quindi io faro' la parte che mi compete, quella di fare la fertilizzazione 'in vitro', poi il prelievo di una cellula dell'embrione. Questa cellula dovrebbe essere esaminata dal laboratorio di genetica prenatale, che non dipende da me, ma dalla professoressa Maria Cristina Rosatelli (docente di Biologia molecolare all'Universita' di Cagliari, ndr), che in questo momento non e' in grado di eseguirla per mancanza di personale", ribadisce. "Il giudice del tribunale di Cagliari ha ordinato che devo eseguire l'esame e posso mandare il campione in un laboratorio fuori dalla Sardegna per l'esame. I laboratori che possono eseguire l'esame - spiega Monni - sono due in Italia, uno a Bologna e uno a Roma. Sono privati, e dunque le spese sono a carico della Asl di Cagliari". La probabilita' che il feto sia malato e' del 50%, in quanto la malattia e' autosomica recessiva. Il costo dell'esame e' di circa 2 mila euro. "Il direttore generale della Asl di Cagliari, Emilio Simeone, ha dato l'assoluta disponibilita' a farlo, con molta sensibilita', prima della sentenza", conclude conclude Monni, in partenza per l'India e per Kabul, in Afghanistan, per motivi umanitari e per insegnare l'ecografia a i ginecologi afghani.