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Effetto Hillary nella diplomazia Usa

Sono 25 le ambasciatrici a Washington
di Monica Rizzello sabato 16 gennaio 2010

3' di lettura

Non ci sono mai state così tante donne, 25 in tutto, che rappresentano il proprio paese a Washington. È la conseguenza dell'effetto Hillary, scrive oggi il “Washington Post”, commentando il record di ambasciatrici straniere reso noto dal dipartimento di Stato, guidato appunto dall'ex first lady e, soprattutto, dall'americana che è stata più vicina finora a conquistare la Casa Bianca: è forse questo che rende differente il mandato della Clinton, rispetto alle altre donne che l'hanno preceduta a Foggy Bottom, compresa Condoleezza Rice. Degli ultimi quattro segretari di Stato, tre sono donne, dopo che Madeleine Albright è stata la prima a rompere il “glass ceiling” al dipartimento di Stato quando è stata nominata nel 1997 da Bill Clinton. Tra le nuove ambasciatrici a Washington, spiccano: la rappresentante di un paese arabo, Hunaina Sultan al Mughairy, ambasciatrice dell'Oman; la prima donna mai nominata ambasciatore in India, Meera Shankar; e, infine, Carolina Barco, ambasciatrice della Colombia e unica donna inviata a Washington da un paese latinoamericano. «È un precedente importante», commenta Selma “Lucky” Roosevelt, ex capo del protocollo del dipartimento di Stato. Anche se le 25 “feluche rosa” rappresentano ancora una netta minoranza degli 182 ambasciatori accreditati a Washington, il numero è aumentato cinque volte rispetto alla fine degli anni '90, quando vi erano appena 5 ambasciatrici. E, per concludere con le cifre, 11 delle 25 signore rappresentano paesi africani. «Hillary Clinton è così visibile - afferma Amelia Matos Sumbana, appena arrivata come ambasciatore del Mozambico - ed ha reso più facile che venga scelta una donna da inviare a Washington». Mentre la collega indiana riconosce il ruolo svolto in questo senso anche dalla Albright e dalla Rice: «L'immagine della diplomazia americana è stata così legata alle foto di donne in questi anni, che ora le donne sono più accettate in diplomazia». Anche Claudia Fritsche, che a Washington rappresenta il Liechtenstein, Paese che ha dato il voto alle donne solo nel 1984, ritiene che sia stata la formidabile sequenza Albright-Rice-Clinton - intervallata dai quattro anni della prima amministrazione Bush, in cui Colin Powell è stato il primo segretario di Stato afroamericano - ad avere «un effetto globale, che ha ispirato, motivato e sicuramente incoraggiato» le donne in diplomazia. Il successo delle donne, però, non impedisce il verificarsi delle solite gaffe maschiliste: «Spesso quando dico che sono l'ambasciatrice, la gente pensa che io sia la moglie dell'ambasciatore», racconta divertita la rappresentante indiana a Washington. Mentre l'ambasciatore di Singapore, Heng Cheen Chan, la decana del drappello delle ambasciatrici, essendo arrivata a Washington nel 1996, ricorda che, all'inizio, quando prenotava un tavolo in un ristorante come «ambassador Chan» tutti davano per scontato che si trattasse di un uomo: «Non è ancora arrivato», le hanno risposto una volta in un ristorante, dove aveva chiesto del tavolo dell'ambasciatore Chan. L'effetto Clinton si sta sentendo anche al dipartimento di Stato, dove oltre la metà dei giovani diplomatici ed il 30% dei capi missione sono donne. Una vera rivoluzione a Foggy Bottom, se si pensa che, soltanto negli anni Settanta. le donne dovevano lasciare la carriera diplomatica quando si sposavano: «Era una vergogna - ricorda Susan Johnson, presidente dell'American Foreign Association - basata sull'idea che una donna sposata non potesse servire il paese in giro per il mondo, ma dovesse stare a casa a crescere i figli».

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