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Epstein, Hillary Clinton interrogata dal Congresso: "Indagate su Trump e Musk"

di Matteo Legnani venerdì 27 febbraio 2026

3' di lettura

Dopo più di quattro mesi, la Commissione di Controllo della Camera dei Rappresentanti è riuscita a portare Hillary e Bill Clinton a deporre sui loro rapporti con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Ma Hillary è un osso duro e lo ha confermato ieri. «Non sono qui per parlare di sentimenti» e nemmeno per speculare su situazioni alle quali non era presente. Così Hillary Clinton ha risposto a una domanda posta dalla deputata repubblicana Nancy Mace, che ha chiesto all'ex first lady cosa provasse nei confronti delle ragazze che massaggiavano suo marito Bill Clinton e che erano state procurate da Jeffrey Epstein.

La Clinton ha poi contrattaccato: «Se questa Commissione è seriamente intenzionata a scoprire la verità sui crimini di traffico di esseri umani di Epstein, non si affiderà ai gruppi di stampa per ottenere risposte dal nostro attuale presidente sul suo coinvolgimento», ma «gli chiederà direttamente, sotto giuramento, informazioni sulle decine di migliaia di volte in cui compare nei fascicoli di Epstein». Così l'ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha sollecitato una testimonianza del presidente americano Donald Trump nella sua dichiarazione di apertura alla Commissione di vigilanza della Camera che indaga sui crimini commessi dal finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

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Ma appena ha potuto si è chiamata fuori non appena si è saputo che il podcaster conservatore Benny Johnson aveva condiviso su 'X' una immagine scattata durante l'udienza a porte chiuse. «Benny non ha fatto nulla di male. Procediamo con la deposizione», ha scritto su 'X' la deputata repubblicana Lauren Boebert, che avrebbe inviato a Johnson la foto. In un primo momento la Clinton aveva cercato di interrompere l’udienza con la motivazione della foto. Ma le domande sono proseguite dopo una interruzione. I legali dell'ex Segretaria di Stato hanno chiesto di far entrare nella stanza i giornalisti che erano fuori. La convocazione dei Clinton era stata fissata inizialmente per ottobre e poi rinviata altre due volte di fronte al rifiuto di testimoniare opposto dalla coppia, che è stata infine costretta a capitolare quando, con voto bipartisan, la commissione ha minacciato di accusare l'ex presidente e l'ex Segretario di Stato di oltraggio al Congresso.
Sono stati mesi di accese polemiche, con i Clinton che hanno definito l'interrogatorio «una ritorsione politica» e i parlamentari che in più occasioni hanno ribattuto di non poter ignorare la lunga e solida amicizia esistente tra Epstein e l’ex presidente.

Ma anche le sopravvissute agli abusi di Epstein e i legali che le rappresentano hanno affermato come sia importante che i Clinton, e in particolare Bill, testimonino: «Era in rapporti con Epstein, è stato il presidente del nostro Paese, credo che le vittime vogliano capire meglio questo legame», ha detto alla Cnn Jennifer Plotkin, l’avvocato che rappresenta una trentina di vittime del pedofilo. I Clinton sono riusciti a deporre presso la loro residenza a Chappaqua, nello Stato di New York (e non in un’aula del Congresso), ma hanno visto bocciata la loro richiesta di udienze pubbliche, cui la Commissione ha invece preferito deposizioni a porte chiuse, registrate in video e poi trascritte. La prima a comparire davanti alla Commissione, ieri, è stata l’ex First Lady ed ex Segretario di Stato Hilary Clinton, mentre il marito Bill è atteso a deporre nella giornata di oggi. «L’udienza con la signora Clinton sarà lunga, perché abbiamo molte domande da rivolgerle, ma quella di domani (oggi, ndr) con il signor Clinton sarà ancora più lunga», ha detto ai cronisti il presidente della commissione James Comer, precisando tuttavia che la Clinton «non è accusata di aver compiuto alcun illecito».

Nelle dichiarazioni di apertura della seduta di ieri, l’ex Segretario di Stato ha cercato di rovesciare la frittata. Ha ribadito il «motivo politico» della sua convocazione, ha riaffermato di non aver mai incontrato Epstein, di non essere a conoscenza dei suoi illeciti e ha invocato la convocazione sotto giuramento di Trump, ma è parsa decisamente annaspare quando ha iniziato a sparare nel mucchio, facendo i nomi del patron di Tesla Elon Musk, della procuratrice generale Pam Bondi e persino del Segretario di Stato Marco Rubio tra quelli di coloro che dovrebbero comparire davanti alla commissione. Il presidente Comer ha invece definito «molto probabile» la convocazione dell’ex Segretario al Commercio del marito Bill, Howard Lutnick, che secondo i documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia fu ospite sull’isola privata di Epstein, con il quale intrattenne per anni rapporti di consulenza.

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