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Berlusconi rinviato a giudizio

Presunte irregolarità nell'acquisto di diritti tv
di Monica Rizzello sabato 10 aprile 2010

2' di lettura

Silvio Berlusconi rinviato a giudizio. I pm di Milano hanno chiesto il rinvio a giudizio del premier per frode fiscale e appropriazione indebita nell'ambito dell'inchiesta Mediatrade-Rti su presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi per creare fondi neri. L'accusa è stata formalizzata dal pm Fabio De Pasquale, che ha inviato al procuratore aggiunto Bruti Liberati la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente del Consiglio e i suoi coimputati. Tra questi, risultano coinvolti nell'inchiesta, per frode fiscale, anche Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, insieme ad altre 9 persone. Per il premier l'accusa è di frode fiscale, contestata fino al novembre del 2009, per 8 milioni di euro evasi, e di appropriazione indebita, che sarebbe stata consumata tra Milano e Dublino dall'8 febbraio 2003 al 30 novembre 2005, per 34 milioni di dollari. I reati non sono ancora caduti in prescrizione, ma Berlusconi potrà avvalersi del legittimo impedimento appena firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I legali di Mediaset rispondono alle contestazioni dei pm che «i diritti cinematografici oggetto dell'inchiesta sono stati acquistati a prezzi di mercato» e che «tutti i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge». L'inchiesta Mediatrade è una parte di quella sulla compravendita dei diritti tv Mediaset. Un’altra parte ancora aveva riguardato la vicenda della corruzione dell’avvocato inglese Mills. Per questi due casi a Milano sono in corso i processi nei confronti del premier. Al centro dell'indagine Mediatrade, ci sono oltre 34 milioni di dollari contestati dai pm come appropriazione indebita aggravata, che riguardano fatti non coperti da prescrizione al presidente del Consiglio, al produttore cinematografico Farouk Agrama e ai manager Daniele Lorenzano, Roberto Pace e Gabriella Ballabio. I cinque avrebbero operato «all'interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni '80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Farouk Agrama». Quanto al reato di frode fiscale ipotizzato dai pm ammonta circa a 8 milioni di euro evasi dal 2005 al settembre del 2009.

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