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Il Papa parla agli italiani:

"La pace inizia dal rispetto"
di Maria Acqua Simi sabato 2 gennaio 2010

2' di lettura

All'Angelus di questa mattina il Papa ha augurato un buon anno a tutti gli italiani. Per poi ricordare, nel corso dell'omelia per la 43/ma Giornata mondiale della pace, che la pace "incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione". E affonda anche sul rapporto uomo-ambiente: "Se l'uomo si degrada, si degrada l'ambiente in cui vive". Poi, "se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze". se la cultura tende verso un nichilismo, la natura non potrà non pagarne le conseguenze. È importante essere educati "fin da piccoli" al rispetto dell'altro, "anche quando è differente da noi", e ad una "responsabilità ecologica "basata sul rispetto dell'uomo e dei suoi diritti e doveri fondamentali", ha proseguito il Pontefice, spiegando che "ormai è sempre più comune l'esperienza di classi scolastiche composte da bambini di varie nazionalità. Ma anche quando ciò non avviene, i loro volti sono una profezia dell' umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia di famiglie e di popoli". Il Santo Padre ha sottolineato, ancora una volta, il fondamentale ruolo dell'educazione. "Investire nell'educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione di nozioni tecnico-scientifiche, una più ampia e approfondita responsabilità ecologica: solo così l'impegno per l'ambiente può diventare veramente educazione alla pace e costruzione della pace". E, ancora: "Solo se abbiamo Dio nel cuore siamo in grado di cogliere nel volto dell'altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell'infinito mistero dell'essere umano. La nostra percezione di Dio, e in particolare dei nostri simili dipende essenzialmente dalla presenza in noi dello spirito di Dio". "È il volto di Dio" - dice il Papa - che può rendere sensibile un "cuore vuoto" e "svelare" anche il volto degli uomini, "benché a volte proprio il volto umano, segnato dalla durezza della vita e dal male, possa risultare difficile da apprezzare e da accogliere come Epifania di Dio. Per riconoscerci e rispettarci quali realmente siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al volto di un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i nostri limiti e i nostri errori".

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