Cari lettori, ieri Silvio Berlusconi se l’è presa anche con noi di Libero, dicendo che talvolta facciamo danno alla parte cui siamo idealmente vicini. Qual è la nostra colpa? Di aver detto con una certa crudezza quel che c’era da dire. Ovvero che dopo il voto di fiducia alla Camera le elezioni sono più vicine, dando dunque la sensazione di una sconfitta del governo e di sue prossime dimissioni. Abbiamo detto il falso? Non crediamo. Semplicemente abbiamo raccontato ciò di cui, per una serie di ragioni, nessuno si sente di parlare apertamente. Nonostante facciano mostra di sicurezza in tv o sui giornali, dirigenti e ministri del centrodestra sanno bene che la maggioranza non ha i numeri per continuare a governare e che da ieri è dichiaratamente ostaggio di Gianfranco Fini e dei suoi pasdaran. Ma sanno altrettanto bene che dichiarare senza infingimenti come stanno le cose sarebbe un segno di debolezza e dunque preferiscono accreditare l’idea che mercoledì a Montecitorio non sia accaduto nulla. Naturalmente comprendiamo le ragioni di questo atteggiamento, che non è affatto dettato dall’intenzione di negare la realtà, ma fa parte di una strategia. Come quei generali che preparano la controffensiva dopo uno sfondamento dell’esercito nemico, Berlusconi ha bisogno di tenere alto il morale della truppa. Per questo motivo ieri al Senato ha parlato come se la legislatura non fosse a rischio di chiusura anticipata, ma fosse in grado di proseguire in tutta tranquillità. Il Cav. per battere gli ammutinati che lo hanno attaccato alle spalle ha bisogno di tempo, di contare le forze e di schierarle, e questo è un lavoro che non si fa in una settimana e neppure in un mese. Fini mercoledì ha vinto una battaglia e può darsi che altre ne vinca, soprattutto alla Camera, dove può contare su un potere di veto che mette a rischio ogni decisione. Ma la guerra è lunga e a decidere come finirà non saranno i soldati che hanno disertato alleandosi con il nemico, ma gli elettori, i quali sono altra cosa da quel che l’inquilino di Montecitorio vorrebbe fossero. I voltagabbana agli italiani non piacciono e neppure le congiure di Palazzo per cui, nonostante le imboscate che verranno tese alla maggioranza (ne è una prova il preavviso di garanzia che L’Espresso ha spedito contro il presidente del Senato), l’esito del conflitto è tutt’altro che certo. So che molti ritengono il mio un eccesso di fiducia nelle capacità di Berlusconi di risollevarsi e anche nel centrodestra c’è chi è pronto a scommettere sulla sua fine, ma penso si sbaglino. Fossi in loro darei un’occhiata a qualche sondaggio, il quale anche se non è da prendere come oro colato rivela l’umore degli elettori. Senza che ancora sia iniziata la campagna elettorale e con un astensionismo a livelli record, ieri un sondaggista non tenero con il presidente del Consiglio come Nicola Piepoli, in caso di elezioni, dava per scontata la vittoria del PdL e della Lega, la disfatta del Pd e cifre da sopravvivenza per il centrino di Fini, Casini e Cicciobelli vari. Non so voi, ma io ho la sensazione che anche questa volta, nella fretta di dare il benservito al Cavaliere, qualcuno abbia fatto i conti senza l’oste, che in questo caso sono gli elettori. Fosse vero, qui a Libero saremmo pronti a rifare il titolo stampato in occasione delle elezioni regionali: Che goduria. Ma questa volta a tutta pagina, come nei film, quando compare la parola Fine.