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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Monica Rizzello sabato 20 marzo 2010

3' di lettura

Che cosa succederebbe il 29 marzo se la Lega oltre al Veneto conquistasse anche il Piemonte? La domanda è tutt’altro che campata per aria, perché da Torino rimbalzano notizie che accreditano il candidato di Bossi di una vittoria netta sulla governatora della sinistra che guida la Regione dal 2005. Roberto Cota, l’avvocatino di Galliate con alle spalle vent’anni di gavetta nel Carroccio, battendo Mercedes Bresso espugnerebbe una delle roccaforti rosse, conquistando oltre ai moderati anche quella classe operaia che nella città della Fiat ha sempre deciso le sorti di chi governa. Ma gli effetti non si misurerebbero solo sulle truppe progressiste, probabilmente anche su quelle del centrodestra. Fino ad oggi al partito del Senatur  era riuscita l’impresa di vincere  province importanti, come Novara, Alessandria, Varese, Verona, Treviso e nel passato anche un capoluogo, Milano, perso però subito a favore di Forza Italia. Mai era accaduto che conquistasse una Regione. Già agli alleati erano venuti i sudori freddi  al pensiero di un leghista a capo del Veneto, intravedendo la possibile nascita di una enclave padana da contrapporre al modello lombardo-ciellino di Roberto Formigoni. Ma se invece di uno i governatori del Carroccio diventassero due, i seguaci di Bossi non minaccerebbero di marcare stretto il solo Pirellone, ma addirittura il governo, facendo sentire la loro voce anche nella conferenza Stato-Regioni. Eh sì: se il risultato elettorale sarà quello pronosticato a Torino, i principali contraccolpi non si vedranno  in periferia, ma proprio a Roma. E non a causa dell’inasprimento della ormai pluriennale guerra tra Berlusconi e Fini, bensì per l’influenza che i padani potrebbero esercitare sul Cavaliere e sulla maggioranza. Secondo i sostenitori del presidente della Camera, già oggi il Senatur e i suoi uomini hanno troppo peso nelle scelte del governo, ma dopo il 29 marzo questo potrebbe aumentare. Soprattutto se, come molti immaginano, Bossi insisterà per conservare il ministero dell’Agricoltura lasciato libero da Luca Zaia. In tal caso il partito nordista potrebbe contare su due dicasteri di peso, un terzo di seconda fila, qualche sottosegretariato e soprattutto due governatori nelle regioni chiave: Nord-Est e Nord-Ovest. Se poi, come sognano i leghisti, riuscisse l’opera di superare il PdL in alcune zone, l’operazione sarebbe perfetta. Con un simile risultato, non solo sarebbe più facile dettare la linea agli alleati del Popolo della Libertà, i quali essendo divisi sarebbero più facilmente condizionabili, ma in più si avvicinerebbe il sogno di una repubblica padana, la quale grazie al federalismo potrebbe godere di ampia autonomia, oltre che amministrativa anche fiscale. Certo, al coronamento del progetto mancherebbe la conquista della Lombardia, ma i nordisti non hanno fretta e guardano con tranquillità al 2015, quando in vista del quinto mandato si porrà il problema di un ricambio ai vertici del Pirellone e allora potranno avanzare la candidatura di un loro uomo. Fantapolitica? Non proprio, soprattutto se davvero fra due settimane Cota conquisterà il Piemonte, ribaltando tutte le iniziali previsioni che lo davano sconfitto. Per il Carroccio il risultato sarebbe il migliore da quando è nato. Senza dubbio meglio di quello portato a casa nel 2006, dopo cinque anni di alleanza con il centrodestra, chiusi senza neppure l’attuazione della riforma del senato. Insomma, mentre il Pdl litiga, la Lega si prepara a godere. E si prenota a guidare il dopo Berlusconi. Sempre che ci sia un dopo, ovviamente...

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