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Giustizia, Tirelli (Lgr): "Sui trattati di estradizione commesse troppe leggerezze"

lunedì 11 settembre 2023

3' di lettura

«L’estradizione dal Pakistan del padre di Saman Abbas, accusato nel nostro Paese di omicidio per aver ammazzato la figlia che a suo dire disonorava i principi islamici adottando uno stile di vita occidentale, è certamente una notizia che noi tutti accogliamo con gioia per poter finalmente avere una conclusione di una dolorosa vicenda familiare e processuale. Ma al di là del fatto specifico non possiamo non riflettere sulla necessità di analizzare dal punto di vista scientifico il tema complesso delle estradizioni». L’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere Penali del diritto Europeo e Internazionale e leader del movimento Lgr, è perplesso su alcune scelte che la politica italiana, da Matteo Renzi in poi, ha adottato riguardo le estradizioni. La tragicità della storia di Saman non può far perdere di vista il valore politico dell’atto estradizionale perché nessuno fino a ora sembra essersi soffermato su un aspetto dirimente. E cioè la bilateralità che il trattato comporta. Se il Pakistan ci ha consegnato un presunto assassino, domani, con la stessa forza e la stessa determinazione, potrà chiedere all’Italia l’estradizione di un nostro connazionale accusato magari di apostasia? Oppure di aver diffamato la religione islamica come accaduto con Salman Rushdie nell’Iran di Khomeyni? Ad oggi l’Italia ha chiuso con quasi tutti i Paesi del mondo trattati bilaterali di cooperazione in tema di giustizia e di estradizioni. Ma la politica non deve essere subalterna alla dottrina e alla tecnica, deve indirizzarla. «Le normative che regolano le estradizioni o il rapporto fra gli Stati in relazione a specifici fatti reato commessi nei rispettivi territori sono ad appannaggio di pochi esperti nel nostro Paese e in tutta Europa, sempre più spesso si assiste a uno stravolgimento dei concetti che ispirano questo tipo di accordi politici e tecnici». Tirelli ha dedicato ai temi dell’estradizione il frutto della sua esperienza di avvocato internazionale con una scuola di alta formazione e specializzazione, con docenti come il politologo americano Edward Luttwak e l’ex pm di Roma Luca Palamara, che consente di formare i nuovi esperti del diritto in questo contesto e di offrire loro nuove opportunità lavorative in un mercato sempre più interconnesso. Alla base di tutto, però, il concetto di estradizione deve valere con Paesi che abbiano standard di giustizia simili al nostro riguardo alle condizioni di carcerazione, dei principi costituzionali, delle garanzie processuali. Non si può immaginare di chiudere accordi di cooperazione con Paesi che torturano i detenuti, che sono adusi alla giustizia sommaria, che non offrono garanzie di difesa nel corso dei procedimenti. Il movimento Lgr si propone quindi di essere parte attiva in una fase di riorganizzazione normativa e di rivedere gli accordi stretti con quasi tutti i Paesi del mondo. Il movimento si rivolgerà alle massime autorità del Governo e dello Stato per chiedere di poter presentare le sue proposte con l’obiettivo di rendere più giusta e più sicura la giustizia per gli italiani all’estero e impedire che la giustizia di Stati del terzo mondo o addirittura del quarto, vere macellerie, possano imporre ai nostri organi giurisdizionali decisioni sulla base di intese che sono state chiuse senza una riflessione politica sui loro effetti. Negli ultimi 10 anni l’Italia (con la sinistra al governo) ha stretto patti con la Colombia, gli Emirati Arabi e altri Paesi che non assicurano gli standard minimi di garanzia processuale. In discussione non è l’opportunità di esultare per la consegna …

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