Tra le nuove (a dispetto di avere già compiuto 62 anni) voci cantautorali lo hanno accostato a Conte, De André, al suo maestro Vecchioni, a De Gregori e compagnia cantante ma, nella poetica e nelle canzoni di Alberto "Caramella" Foà c'è soprattutto Alberto "Caramella" Foà, diverso, quando scrive per sé, dallo stile con cui ha scritto splendidi pezzi per altri artisti.
Semmai, stavolta, con il singolo "Il Borsone per l'Ultimo Calcetto" fa venire in mente Jannacci e Cochi & Renato ("onorato dell'immeritato confronto -dice Foà- penso sia più qualcosa tipo tre alpini ubriachi, però, se vi faccio passare il paragone, aggiungiamoci un altro amico speciale come Walter Valdi")...
Come Jannacci c'è il dono della leggerezza apparente per testi, storie e messaggi molto meno "allegri".
Il brano è uscito in occasione del solstizio d'estate, della Festa della Musica e della data di un matrimonio (il suo) mai celebrato, domenica 21 giugno, ed è acquistabile e scaricabile da subito in tutti i negozi digitali (lnk.to/IlBorsoneperlUltimoCalcetto) ma al di là della pubblicazione sul web rappresenta un'altra imperdibile perla per la preziosa collana dell'album "Transeat", disponibile in cd e vinile dal prossimo 5 gennaio, data del compleanno di sua madre. L'album, che si apre e si chiude (ghost track a parte) con due capolavori come "Joe Black" e "Quando passa il temporale", è interamente dedicato al passaggio tra la vita e la morte e non fa eccezione "Il Borsone per l'Ultimo Calcetto" pezzo in cui l'artista viene chiamato -più che altro da se stesso, anche se è la vita stessa a sottoporgli la questione- a preparare la 'valigia' per quel viaggio.
"Mi sono per così dire divertito - racconta - a chiedermi cosa avrei dovuto metterci dentro, o meglio, cosa ci avrei infilato e la risposta che mi sono dato non è stata una vera risposta, perché non sei mai preparato, perché la vita, come l'amore, l'inizio e la fine succedono".
Comunque l'approccio è minimale ("Mi porto dietro solo un foglio/dovessi scriverci per sbaglio/una preghiera,una canzone che non lo so se anche alla fine/avrò la voglia di cantare o di pregare o respirare/oppure niente tranne te") perché quando parti per una vacanza in montagna non ti porti dietro le pinne e se vai al mare pensi, l'ombrellone, le onde e la spiaggia di trovarli all'arrivo e sa il cavolo cosa serve al di là del ponte.
Invece no. "Minimale un corno -spiega il cantautore- prima di tutto chi ci rinuncia alla musica, ai libri, allo scrivere, ai sogni, ai cavalli, alle stelle, al giorno e alla notte, alle donne, agli amici, alle cazzate, al pallone, alla gioia, la felicità. il dolore e alle emozioni, alla bellezza e poi, diavolo, ci sono i ricordi, i progetti, le fantasie, l'immaginazione, quello che non hai fatto in tempo o anche semplicemente quell'occasione che hai mancato magari apposta perché restasse almeno un rimpianto e quell'amore che avrebbe potuto essere ma non è stato e quindi, sotto sotto rimane un amore importante o meglio, cioè peggio, quell'amore che hai veramente vissuto con tutta l'intensità del mondo ma al momento di andartene neppure l'avvisi perché certe cose si fanno da soli, con la scusa di non farla piangere".
La verità, insomma, è che la selezione è complessa e c'è una scelta obbligata e alla fine finisce che si porta dietro ogni cosa, ogni attimo vissuto e persino quello all'apparenza solo immaginato: "Riempio la borsa della vita come il borsone del calcetto/che dentro c'è quel po' di tutto/perché è impossibile svuotarlo delle partite che hai già fatto"...
Un flash (la canzone dura meno di 2 minuti e mezzo) poetico ed al tempo stesso surreale, vestito e orchestrato con verve ed allegria dal Maestro Agostino Celti, con il brio aggiuntivo del featuring con due grandi amici di Alberto (che anche nel primo disco -"Basta unire i puntini"- ai big del settore con cui collabora da sempre come autore aveva preferito il compagno delle medie Bobo Craxi e la voce del ciclismo Riccardo Magrini), vale a dirsi il performer Paolo Chiari (come lui grande appassionato di cavalli) e il ristoratore milanese Roberto "Panattonin" Cattaneo, in classe con lui al ginnasio.
Dice Cattaneo: "nella mia pur avventurosa esistenza tutto potevo pensare tranne di finire in un disco dato che adoro la musica ma non canto manco sotto la doccia, però dire di no ad Alberto è impossibile e devo dire che dopo tocca pure dirgli grazie".
E Paolo Chiari - che con Petra Magoni era già stato protagonista del featuring di "Insieme (Un cavallo per amico)" - ribadisce il concetto: "Cantare i testi di Alberto è un'emozione pazzesca, un piacere e poi ci si diverte un mondo, sia in studio sia fuori, perché la musica è vissuta in amicizia e piena libertà. Tranne, appunto, quella di rifiutare l'invito"...
Il tocco in più, poi, arriva dai cori e dalla voce femminile di Elisa Alloro che si conferma molto più della produttrice insofferente e del paziente editore di Alberto, spiccando qui, per come sente e riesce ad interpretare, l'anima e lo sguardo femminile sul testo: "Sì -rivela- mentre cantavo e amore mio sai che peccato che non ti ho detto amore mai era un po' come facessi sesso con quel rimpianto, a metà tra piacere e leggera disperazione"...
Infine l'ulteriore nota di bellezza con la copertina del brano, anche in questo pensata e realizzata dal Maestro Paolo Passoni, artista dai molteplici talenti, dal fumetto alla pittura fino alla scrittura di gialli e romanzi.