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CYBERSECURITY: HACKER ETICI 'BATTONO' INFLUENCER, SI GUADAGNANO ANCHE 10 MILA EURO AL MESE

mercoledì 19 agosto 2026

2' di lettura

Dalle più blasonate multinazionali alle startup, alle società di diritto pubblico fino ai grandi istituti bancari, tutto il mondo imprenditoriale si sta attrezzando per fare fronte ad attacchi e minacce che possono derivare da potenze ostili, criminali informatici e addirittura organizzazioni mafiose. Questa nuova figura è specializzata nell'individuare vulnerabilità e falle nei sistemi informatici con l'obiettivo di rafforzare la cyber sicurezza aziendale. E le aziende - secondo una stima di Argos spa società leader specializzata nel settore dell'intelligence per le imprese-  sono disposte a pagare fior di quattrini: l'hacker etico, infatti, parte con stipendi base di 30mila euro l'anno per poi, dopo qualche anno di esperienza, arrivare a medie di 60 mila e infine toccare vette superiori ai 70 mila che possono spingersi fin sopra i 100mila. Quindi le prospettive finanziarie sono allettanti. Ma perché le aziende, tra cui anche PMI, società di PA e grandi compagnie di consulenza, dovrebbero assumere una figura del genere? Innanzitutto la responsabilità della ethical Hacker è proteggere dati sensibili e privati da hacker malevoli e da altri intrusi non autorizzati. Eseguendo test di penetrazione su reti aziendali e applicazioni web, gli hacker etici individuano errori o vulnerabilità nei sistemi di sicurezza. Successivamente, adottando contromisure per colmare eventuali lacune. Inoltre sono in grado di assistere le aziende nell'adeguarsi alle minacce e nello sviluppare difese più robuste contro possibili azioni dannose. Secondo Argo spa il 20% delle PMI italiane in totale circa 700 mila) sì avvarranno di un 'Hacker etico' nei prossimi 5 anni vale a dire serviranno in proiezione fino a  50 mila tra assunti e / consulenti esterni, per Matteo Adjimi Ceo di Argo "ci sarà una fortissima richiesta di persone specializzate perché il ruolo della tecnologia subirà un deciso  incremento nelle imprese e non si può improvvisare una attività così delicata. Un attacco hacker può mettere in serio pericolo un'impresa e determinare danni economici ingenti. Non serve solo affidarsi ai tempi spesso lunghi della giustizia, chiedere risarcimenti che chissà quando e se arriveranno ma la parola chiave e' prevenire. Una riflessione la dovrebbero fare anche le nostre  università che -  tranne qualche lodevole  eccezione - da questo punto di vista forse non prevedono corsi di laurea adeguati."

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