Dalle più blasonate multinazionali alle startup, alle società di diritto pubblico fino ai grandi istituti bancari, tutto il mondo imprenditoriale si sta attrezzando per fare fronte ad attacchi e minacce che possono derivare da potenze ostili, criminali informatici e addirittura organizzazioni mafiose. Questa nuova figura è specializzata nell'individuare vulnerabilità e falle nei sistemi informatici con l'obiettivo di rafforzare la cyber sicurezza aziendale. E le aziende - secondo una stima di Argos spa società leader specializzata nel settore dell'intelligence per le imprese- sono disposte a pagare fior di quattrini: l'hacker etico, infatti, parte con stipendi base di 30mila euro l'anno per poi, dopo qualche anno di esperienza, arrivare a medie di 60 mila e infine toccare vette superiori ai 70 mila che possono spingersi fin sopra i 100mila. Quindi le prospettive finanziarie sono allettanti. Ma perché le aziende, tra cui anche PMI, società di PA e grandi compagnie di consulenza, dovrebbero assumere una figura del genere? Innanzitutto la responsabilità della ethical Hacker è proteggere dati sensibili e privati da hacker malevoli e da altri intrusi non autorizzati. Eseguendo test di penetrazione su reti aziendali e applicazioni web, gli hacker etici individuano errori o vulnerabilità nei sistemi di sicurezza. Successivamente, adottando contromisure per colmare eventuali lacune. Inoltre sono in grado di assistere le aziende nell'adeguarsi alle minacce e nello sviluppare difese più robuste contro possibili azioni dannose. Secondo Argo spa il 20% delle PMI italiane in totale circa 700 mila) sì avvarranno di un 'Hacker etico' nei prossimi 5 anni vale a dire serviranno in proiezione fino a 50 mila tra assunti e / consulenti esterni, per Matteo Adjimi Ceo di Argo "ci sarà una fortissima richiesta di persone specializzate perché il ruolo della tecnologia subirà un deciso incremento nelle imprese e non si può improvvisare una attività così delicata. Un attacco hacker può mettere in serio pericolo un'impresa e determinare danni economici ingenti. Non serve solo affidarsi ai tempi spesso lunghi della giustizia, chiedere risarcimenti che chissà quando e se arriveranno ma la parola chiave e' prevenire. Una riflessione la dovrebbero fare anche le nostre università che - tranne qualche lodevole eccezione - da questo punto di vista forse non prevedono corsi di laurea adeguati."