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Referendum, il Tar del Lazio respinge il ricorso del Comitato del No. Sinistra fermata anche in Parlamento

mercoledì 28 gennaio 2026

toghe

2' di lettura

Toghe contro toghe: il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile l'intervento dell'Unione italiana forense.

Confermata dunque la data scelta dal governo presieduto da Giorgia Meloni. Il Comitato per il No confidava di poter rinviare di qualche giorno il voto contando sulla lenta scalata nei sondaggi, che danno il fronte dei contrari alla riforma Nordio in progressivo, ancorché leggero recupero. Non sarà così.

In questa campagna elettorale referendaria che è anche guerra di cavilli e burocrazia legale, intanto, oggi è arrivato un altro stop per le opposizioni, questa volta in Parlamento. La Commissione Affari costituzionali ha infatti respinto gli emendamenti presentati dalle opposizioni (a firma Più Europa, Pd, M5s, Avs, Azione e Italia Viva) per consentire a lavoratori e studenti fuorisede di votare fuori dal comune di residenza per il prossimo Referendum sulla riforma della giustizia. È quanto si apprende a margine dei lavori della prima commissione di Montecitorio. Il governo aveva espresso parere contrario perché, secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati "dei problemi tecnici dovuti ai tempi". Respinta anche la richiesta delle opposizioni di accantonare il pacchetto di emendamenti per svolgere un supplemento di riflessione.

Approvato dalla maggioranza, invece, l'emendamento a prima firma Sbardella (FdI) che prevede che "limitatamente all'anno 2026, per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, in deroga a quanto previsto dalle disposizioni di cui all'articolo 71, comma 10, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista e il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50% dei votanti e il numero dei votanti non sia stato inferiore al 40% degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune. Qualora non siano raggiunte tali percentuali, l'elezione è nulla". Il testo approderà nell'aula della Camera la prossima settimana. 

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referendum giustizia
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