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Referendum giustizia, l'assist di Milena Gabanelli al fronte del sì: il video rilanciato da FdI

mercoledì 28 gennaio 2026

2' di lettura

Un video, rilanciato da FdI sui social. La protagonista? Milena Gabanelli che presentava un'inchiesta sulla magistratura: le toghe che sbagliano, pagano? Risposta - quella della Gabanelli - negativa.

Un video, di due minuti e mezzo, che FdI rilancia in vista del referendum sulla riforma della giustizia. "Basta privilegi: il principio chi sbaglia paga deve valere per i giudici come per tutti i cittadini. Per questo, con la riforma, vogliamo istituire l’Alta Corte disciplinare, un organismo terzo e indipendente a garanzia della responsabilità, dell’equilibrio e della fiducia dei cittadini nella giustizia. Sì, riformiamola", scrivono dalle parti di Fratelli d'Italia spingendo per il "Sì", appunto, al referendum del 22 e 23 marzo.

Ma la Gabanelli di cosa parla nel video? Presto detto, snocciola una serie impressionante di casi di magistrati che si sono macchiati di fatti orribili uscendone spesso impuniti. O quasi. "Se commettono reati vanno a processo come comuni mortali. E nel mentre è il Csm che decide se sospenderli, è obbligatorio farlo solo in caso di arresto", ricorda.

Dunque qualche esempio: "A proposito di equilibrio, il caso Mazzabuto: va in farmacia, parcheggia in seconda fila, se la prende con i poliziotti che gli stavano portando via l'auto. Ne prende uno per il collo provocandogli lesioni: la denuncia viene archiviata e nel 2013 viene promosso dal Csm a presidente del Tribunale di Sorveglianza di Messina".

Poi il caso di Federico Sergi, un giudice che ha preso a calci e pugni un agente, dunque è stato sorpreso sotto effetto di stupefacenti dopo la sospensione di due anni. Nuova sospensione, ora è giudice a Potenza. E ancora, Luciano Padulla: "Era pm a Reggio Emilia e guida ubriaco, gli agenti lo fermano, li minaccia, alza le mani, condannato in primo e secondo grado per lesioni personali aggravate, in Cassazione tutto si prescrive, e in quei 10 anni la sua carriera è andata avanti ed è finito a fare il giudice a Spoleto. Solo ora il Csm ha deciso di sospenderlo".

Infine, la Gabanelli conclude mettendo in evidenza tre macroscopiche criticità. "Primo: nelle sentenze i nomi sono oscurati: perché? Secondo: i comportamenti indegni spesso non rallentano la carriera. Terzo: quando viene deciso di sospendere o meno i tempi e i criteri sono comprensibili soltanto a loro". Parole, quelle dell'insospettabile Gabanelli, che oggettivamente, oggi come oggi, sono un formidabile spot per il "Sì".

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