I sondaggi smentiscono le balle del fronte del "No" sulla presunta, e inesistente, rimonta in vista del referendum sulla Giustizia. Altro che testa a testa o sorpassi dell’ultima ora: i numeri raccontano una storia diversa e ridimensionano il racconto di una sfida riaperta. A un mese dal voto del 22 e 23 marzo, il Sì resta avanti con il 53% contro il 47% del No, e nelle ultime due settimane il divario non si è mosso di un millimetro.
A fotografare la situazione è il primo rapporto di Human Data, la piattaforma AI-driven lanciata da SocialCom e Spin Factor che analizza dati social e ricerche demoscopiche. Cifre di cui dà conto Il Giornale, numeri che smentiscono il tam-tam mediatico su una fantomatica “remuntada” del No. I numeri, al contrario, confermano un vantaggio stabile per i sostenitori della riforma e della separazione delle carriere.
Non solo percentuali. L’analisi entra nel merito delle argomentazioni che animano il dibattito online. Tra i favorevoli prevalgono i temi della separazione delle carriere e della terzietà del giudice (25%), seguiti dalla tutela dell’imputato (20%), dalla responsabilità del magistrato (18%), dallo stop allo strapotere delle correnti (16%) e dalla modernizzazione della giustizia (13%).
Sul fronte opposto, chi sostiene il No concentra le proprie critiche sul rischio di controllo politico sul pm (31%), sulla politicizzazione del referendum (21%), sull’inadeguatezza del sorteggio (17%), su una riforma ritenuta lontana dai bisogni reali (15%) e sui costi delle nuove strutture (11%).