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Referendum, toghe rosse ko: 50 magistrati in campo per il Sì

di Pietro Senaldi mercoledì 25 febbraio 2026

3' di lettura

Il referendum sulla giustizia spacca la magistratura. I vertici dell’Anm, l’associazione nazionale che raggruppa il 95% delle oltre novemila e seicento toghe in servizio, hanno schierato la categoria per il No. Hanno addirittura costituito un vero e proprio comitato per opporsi alla riforma del governo, con tanto di finanziatori, che però vengono mantenuti occulti malgrado le richieste della politica di comunicarne l’identità. Il punto però è che in tanti la pensano diversamente. Molti non lo dicono, per non incorrere nell’ira dei colleghi, qualunque sarà l’esito della consultazione. Sempre di più però hanno deciso di venire allo scoperto, stanchi di non poter far sentire la propria voce e animati dal disagio di chi non si sente rappresentato dal gruppo a cui appartiene.

Nasce così l’iniziativa di sabato prossimo a Roma, in Piazza Colonna, Palazzo Wedekind. Alle 10.30 del mattino, organizzata dall’onorevole Isabella Bertolini, segretario generale del Comitato per il Sì e attuale membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, alla presenza del professor Nicolò Zanon, ex giudice della Corte Costituzionale nonché presidente del Comitato, partirà una maratona oratoria di toghe favorevoli alla riforma. Moderate da Alessandro Sallusti, si alterneranno una cinquantina di toghe, spiegando le loro ragioni.

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«Partecipo perché sono convinto che la riforma è nell’interesse di noi magistrati. Permette alla categoria di purificarsi e svincolarsi dal potere delle correnti», spiega Giacomo Rocchi, presidente della prima sezione penale della Cassazione. «Se vince il Sì», prosegue, «nascerà una nuova generazione di magistrati dei quali la società civile potrà fidarsi. Questo anche grazie al sorteggio della parte togata del Csm, che interrompe il potere di nomina che le correnti dell’Anm esercitano illegittimamente». Guarda al futuro anche il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino: «Il mio intervento si soffermerà sulle bugie fatte circolare dal comitato del No. Quelle più grandi sono che, se vincesse il

Sì, con la separazione delle carriere le Procure finirebbero sotto il controllo del governo e con il sorteggio del Csm la magistratura sarebbe ostaggio della politica. Chi è in difetto è in sospetto» conclude il magistrato, sottolineando che «l’attuale sistema delle nomine non è in grado di assicurare trasparenza». Un altro pezzo da novanta che prenderà la parola è il procuratore di Lecce, Giuseppe Capoccia, per il quale «la riforma renderà i giudici più liberi, eliminando l’elemento dell’appartenenza alle correnti che regola le nomine al Csm». Ma attenti, mette in guardia, «ormai sono volate parole talmente grosse che sarà difficile dopo il referendum smaltire le tossine dello scontro; e sarà difficile per i magistrati, vista la forte militanza nella campagna per il No dell’Anm, scesa nell’agone politico, tornare a rivendicare l’aurea di terzietà».

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E in effetti la polemica tra pm di prima fila e politica ha raggiunto livelli altissimi. «Se vincerà il Sì, ci sarà una democrazia diversa da quella che conosciamo» ha dichiarato ieri il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. Forse non rendendosi conto che è proprio quello che molti cittadini, insoddisfatti del lavoro delle Procure, auspicano. Poi la toga ha ribaltato la narrazione fin qui fatta dal suo sindacato sui pm sotto il tacco dell’esecutivo come rischio principale della riforma. «Il vero attacco è all’indipendenza dei giudici, visto che sono loro che decidono», ha sentenziato, senza perdere tempo, o riuscire a spiegare in che modo la separazione della carriere e il doppio Csm, affrancando le carriere della magistratura giudicante dal controllo dei pm e dell’Anm, ne limiterebbe il potere. Poteva mancare la polemica quotidiana di Nicola Gratteri? «Il procuratore di Napoli esulta perché nel 2025 gli sono state annullate dal Tribunale del Riesame solo 134 misure cautelari», polemizza Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia. «Non sono poche, anche perché non tengono conto degli arrestati che saranno poi assolti nei processi. Gli ricordo che a Catanzaro, negli otto anni in cui ha guidato la Procura, sono state risarcite per ingiusta detenzione 857 persone. Ma i prosciolti sono ancora di più». A proposito di clima sempre più incandescente...

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