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Un sì che spezzi questo sistema

di Mario Sechi sabato 7 marzo 2026

2' di lettura

La storia della famiglia del bosco è un incredibile caso di accanimento della giustizia. Ogni volta che ci penso, mi viene in mente Franz Kafka, l’atmosfera cupa del “Processo”, lo spietato ingranaggio dell’autorità che schiaccia l’essere umano, scosso al punto da cercare nella propria vita una propria colpa, un peccato vicino o lontano che in realtà non esiste. Non si tratta di una disavventura, la famiglia è vittima di un sistema, la fabbrica del Tribunale è inarrestabile, produce carte e allunga i tempi del supplizio all’infinito.

Da mesi la famiglia non è più nel bosco, è intrappolata in una giungla, di codici, di sentenze, di soprusi. Padre, madre e bambini sono entrati, ignari, ingenui, innocenti, deboli e dimenticati, nel dedalo della giustizia italiana – sbagli una porta, entri nell’inferno - e la sofferenza che viene loro inflitta, fin dal primo momento, mi apparve fin dal primo momento come un caso politico di assoluta rilevanza. È una storia straziante e Giorgia Meloni, mamma e capo del governo, ha fatto bene a intervenire e dire con durezza quello che pensano tutte le persone dotate di buonsenso: «I figli non sono dello Stato».

Uno Stato dove la magistratura si muove come uno schiacciasassi e frantuma una famiglia, colpevole di voler desiderare un’esistenza nella natura, non contro natura. Riformare la giustizia significa prima di tutto spezzare questa cultura assolutista dei giudici, chi dice che tutto questo non c’entra con il referendum, che Meloni strumentalizza la vicenda, sta mentendo spudoratamente. La riforma tocca il cuore del sistema, spezza le correnti, i favori tra toghe, le carriere automatiche, senza mai errori, perché cane non mangia cane. Il Sì al referendum è una rivoluzione culturale, perché innesca un grande cambiamento: i giudici finiranno di essere ingiudicabili.

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