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Referendum, suicidio-Pd: "Votare No è femminista"? Le reazioni al delirante post dei dem

di Redazione martedì 17 marzo 2026

2' di lettura

Ennesimo autogol dei sostenitori del "No" per il prossimo referendum sulla giustizia. 1700 donne - tra attrici, giuriste e politici - hanno firmato un appello per invitare i cittadini a bocciare la riforma Nordio. Il motivo? Comporterebbe un danno per i diritti delle donne. Ergo, votare "No" è femminista. Un discreto delirio, ricondiviso dal Partito democratico su Instagram che ha rilanciato anche una dichiarazione di Valeria Valente: "Da donna e da femminista, condivido questo appello. Il potere assoluto, l’assenza di senso del limite, così come il sentirsi al di sopra della legge, insieme a una giustizia piegata o sottomessa al potere politico — in ogni caso meno autonoma e indipendente — non solo contrastano i migliori insegnamenti della tradizione e della pratica femminista, ma rischiano di indebolire ed esporre di più le donne nei percorsi giudiziari e in quelli di contrasto alla violenza".

Peccato che sotto il post pubblicato dai dem siano comparsi tantissimi commenti negativi a opera proprio di tanti elettori del Pd: "Come regalare voti al sì, grazie...", "Ascoltaste. Io sono anche per il NO, però dire che è femminista non ha alcun senso. Non tirate in mezzo il femminismo a cazz***, grazie", "State cercando di convincermi a votare sì?", "Qualunque sarà il risultato avete gestito una campagna penosa e ipocrita", "Bè, poi ci si lamenta che la destra prende voti...", "Mi avete convinto se avevo dei dubbi a votare SIIIIIII",

Referendum giustizia, l'appello delirante: "Votare No è femminista"

L'ultimo delirio dei sostenitori del fronte del "No" al prossimo referendum sulla giustizia? Secondo loro,...

E ancora: "Legare la riforma a una questione di genere è una forzatura che ignora i veri problemi delle donne nei tribunali. Una donna che denuncia una violenza o chiede giustizia è la prima vittima di un sistema ingolfato e burocratico. Votare SI serve a portare efficienza e merito ai vertici dei tribunali, per garantire tempi certi a chi è più vulnerabile. La separazione delle carriere garantisce un giudice che non sia il 'collega di ufficio' di chi indaga. Un arbitro davvero terzo è la massima garanzia di equità per tutti, senza distinzioni di genere. La riforma non sottomette la giustizia alla politica, ma la libera dalle lobby interne (le correnti). Una magistratura dove si fa carriera per merito e non per appartenenza è una magistratura più libera e coraggiosa, capace di proteggere meglio i cittadini. Usare temi importanti per difendere lo status quo di un sistema che non funziona è un'operazione che non aiuta le donne. La vera tutela è una giustizia che funziona, rapida e imparziale. Domenica e lunedì votiamo SÌ per una giustizia moderna, che non guardi in faccia nessuno e rispetti i tempi della vita delle persone", 

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referendum giustizia
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femministe

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