L'ultimo delirio dei sostenitori del fronte del "No" al prossimo referendum sulla giustizia? Secondo loro, la riforma Nordio minerebbe l'indipendenza della magistratura e ridurrebbe la tutela dei diritti. In particolare quelli delle donne e delle vittime di violenza. Quindi votare "No" è femminista. Una tesi inspiegabile e, al tempo stesso, davvero curiosa che fa il pari con chi sostiene che con la vittoria del "Sì" in Italia cesserebbe la democrazia. Ma tant'è.
Quella che può sembrare una mera provocazione, invece andrebbe presa piuttosto sul serio. Anche perché si tratta di un appello pubblico a votare "No" firmato da oltre 1.700 donne fra giuriste, accademiche, politiche, artiste e attiviste lanciano un appello pubblico a votare no. Nel manifesto — promosso dalla costituzionalista Carla Bassu, dalle avvocate Teresa Manente e Concetta Gentili, dalla filosofa Fabrizia Giuliani, dalla giudice Maria Monteleone e dalla psicologa Elvira Reale — la riforma viene definita "sbagliata nel metodo e nel merito". E "altera il sistema di pesi e contrappesi tra i poteri disegnati dalla Costituzione", rischiando di causare conseguenze negative anche per le donne: "Quando l’autonomia della giustizia si indebolisce si indebolisce anche la capacità dello Stato di riconoscere e contrastare violenze, discriminazioni e disuguaglianze".
Tra le firmatarie troviamo volti noti del panorama femminista di sinistra: Fiorella Mannoia, Anna Foglietta, Dacia Maraini, Francesca Comencini, Marisa Laurito a Francesca Archibugi, Angela Finocchiaro, Alessandra Kustermann, Giorgia Serughetti, Elisa Ercoli, Livia Turco e Anna Finocchiaro. Secondo loro dividere il Csm in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i pm, significa infatti "frammentarne la forza e ridurre la capacità di difesa dell’autonomia" di chi amministra la giustizia. In questo senso il "No" sarebbe una vera e propria "scelta femminista e democratica", oltre che un presidio per difendere "la Costituzione nata dal lavoro delle nostre madri e padri costituenti" e "l’equilibrio tra i poteri dello Stato contro la volontà di potere assoluto di questa destra che ostacola i diritti e la libertà di autodeterminazione delle donne".