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Iolanda Apostolico, il Csm promuove il giudice anti-governo

di Pietro Senaldimartedì 7 aprile 2026
Iolanda Apostolico, il Csm promuove il giudice anti-governo

3' di lettura

Iolanda Apostolico è un ex magistrato del Tribunale di Catania. Diventò famosa nell’autunno 2023, con una sentenza con la quale sfidò la politica anti -clandestini del governo di Giorgia Meloni. È tornata agli onori delle cronache a Pasqua, quando si è saputo che il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo due anni e mezzo, ha dato parere favorevole al suo avanzamento di carriera, sospeso in seguito al discusso verdetto. Dal nostro punto di vista, ma è solo una libera opinione e non un giudizio, la cosa migliore che Apostolico ha fatto quando vestiva la toga è stata appenderla al chiodo e ritirarsi con undici anni d’anticipo sul suo previsto pensionamento. Motivi e aspirazioni personali, è stata la spiegazione per la stampa; infatti pare abbia aperto un agriturismo. Trapelò anche che la dottoressa era stanca della forte pressione mediatica e politica e dal clima incessante di polemiche che ormai si era creato intorno alla sua persona e che si stava estendendo all’istituzione giudiziaria. Gli agiografi sostengono addirittura che preferì chiudere per evitare che la sua vicenda potesse danneggiare la magistratura.

Ma perché tutto questo trambusto intorno a lei? Perché quella sentenza, circa un anno prima del ritiro, ne fece forse un simbolo dell’opposizione giudiziaria ai provvedimenti del governo in tema di immigrazione. Nel dettaglio la magistrata disapplicò il decreto Cutro, non convalidando il trattenimento di quattro clandestini tunisini in un centro profughi. La norma, il cui scopo era accelerare i rimpatri e scoraggiare gli arrivi, stabiliva che, per evitare il pericolo di fuga, tutti i clandestini che non potevano versare una cauzione di cinquemila euro potevano/dovevano essere tenuti fino a novanta giorni nei centri di raccolta, con l’obbligo del giudice di ratificare il provvedimento.

DEFERIMENTO
Apostolico liberò i tunisini sostenendo che la legge italiana violava il diritto internazionale e il pericolo di fuga andava provato per ogni singolo caso. La decisione fece scalpore e la giudice fu accusata di essere politicizzata, finendo nell’occhio del ciclone, con tanto di deferimento al Csm per presunta violazione dei doveri di imparzialità e correttezza. A sostegno della tesi spuntarono video che immortalavano la donna mentre partecipava in borghese a robuste e concitate manifestazioni contro di anni prima contro l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per la sua decisione di non sbarcare i profughi salvati dalla nave Diciotti della Guardia di Finanza. Si scoprì anche che aveva testimoniato a favore di suo figlio in un processo in cui il ragazzo era imputato per resistenza alla polizia in un corte nel quale si registrarono scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Cuore di toga, evidentemente mamma fu convincente e il virgulto venne assolto.

Oggi l’odissea di Apostolico si è chiusa. Come nel 99% dei casi, la segnalazione al Csm ha avuto un esito favorevole al magistrato e quindi l’assoluzione non dovrebbe neppure fare notizia. Non fosse che essa è un chiaro messaggio, che arriva a stretto giro di posta dopo la vittoria del No al referendum. Per sostenere la riforma, Meloni ha evocato più volte suggestive sentenze che condannavano lo Stato a risarcire i clandestini o che vietavano al governo di spostare nei centri in Albania i profughi intercettati dalle navi italiane. Recentemente peraltro l’Unione Europea ha stabilito che queste strutture sono legali e rispettano il diritto internazionale, contrariamente a quanto sostenuto dai magistrati italiani che le hanno impugnate. È facile leggere l’assoluzione da parte del Csm non soltanto come un placet all’operato della ex toga catanese, quanto piuttosto come un messaggio a tutte le altre, ancora in attività.

TUTTO TORNA
Le leggi del governo in tema di contrasto all’immigrazione clandestina, non vanno applicate, ma interpretate al fine di disapplicarle, sembrano suggerire i magistrati del Consiglio Superiore. È la logica del precedente, la stessa che consente di non punire chi oggi consegna sentenze con mesi di ritardo perché in precedenza colleghi che lo fecero non vennero puniti: se è stata assolta Apostolico, nessun altro può essere condannato. Tutto torna, secondo quanto detto peraltro dal nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, nella sua recente intervista a Valentina Stella, sul Dubbio. «Noi toghe dialoghiamo con gli avvocati per cercare soluzioni ai mali della giustizia», ha dichiarato Giuseppe Tango. E la politica? «Speriamo le ascolti». Insomma, anziché disapplicare le leggi della politica, l’obiettivo adesso è farle al posto della politica.