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Sempio scagiona Stasi: perché ora Alberto può uscire dal carcere

di Alessandro Dell'Orto venerdì 8 maggio 2026

3' di lettura

Quando Alberto Stasi - l’altro giorno, mentre tornava nel carcere di Bollate- ha saputo delle nuove clamorose intercettazioni che riguardano Andrea Sempio, ha avuto «una reazione non di ansia, ma di commozione» come ha spiegato Giada Bocellari, la sua legale. Ed è facile immaginare - ma è impossibile capire veramente fino in fondo - cosa può aver provato tra emozione, agitazione, forse anche rabbia.

Alberto, con gli occhi lucidi e il respiro accelerato, avrà pensato e ripensato a quanto sofferto in questi 18 anni tra accuse, interrogatori, processi, pressioni mediatiche. E, soprattutto, avrà pensato alla sua vita dietro le sbarre dopo la controversa sentenza (arrivata dopo due assoluzioni) del 2015, che ai più non è mai apparsa “oltre ogni ragionevole dubbio”, ma che l’ha fatto diventare, per la legge italiana, l’assassino di Chiara Poggi, la sua fidanzata trovata morta il 13 agosto 2007 a Garlasco. E che l’ha condannato a 16 anni di galera.

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Stasi è in una cella di Bollate dal 2015 e, dallo scorso aprile, è in regime di semilibertà: può uscire per andare a lavorare e per attività di reinserimento sociale, ma deve tornare a dormire dietro le sbarre. E dovrà farlo fino al 2030 (considerando gli sconti per la buona condotta, però, la sua libertà potrebbe essere anticipata al 2028), in teoria. Ma, forse, non in pratica visto come si sta mettendo l’inchiesta (ieri la chiusura delle indagini) ai danni di Andrea Sempio, ora unico indagato per l’omicidio. Già, Alberto può sperare con sempre più forza nella revisione del suo processo, ma non solo. Anche in una sospensione della pena.

A spiegarlo è stato proprio l’avvocato Giada Bocellari, l’altra sera, durante la trasmissione Realpolitik i su Retequattro. «Quando si fa la richiesta di revisione si può chiedere anche contestualmente la sospensione dell’esecuzione, in attesa del giudizio di revisione - ha spiegato il legale -. Qualche tempo fa, non molto tempo fa, ho detto che non l’avremmo chiesta, non l’avremmo voluta, ma se il quadro indiziario fosse solido e ci fossero intercettazioni di questo tipo, allora il quadro probabilmente cambierebbe molto. E quindi potremmo chiederlo perché ci ricordiamo che c’è un ragazzo detenuto da più di 10 anni per questo omicidio».

E ancora. «Di primo acchito, quando l’ho letta- ha detto la Bocellari riferendosi all’intercettazione- sono sobbalzata perché punta su un paio di passaggi che sono fondamentali. Se fosse confermato il testo dell’intercettazione e non fosse stata isolata, sarebbe agghiacciante e a quel punto l’obiettivo sarebbe quello di tirar fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile». Sì, liberarlo subito anche perché un giorno dopo l’altro i punti fermi sui quali si basava la sentenza di condanna vengono fatti traballare dalla nuova indagine e dalle ultime consulenze: dai pedali della bici al dispenser del bagno, dalle impronte di scarpe fino all’orario del decesso di Chiara che, riportato avanti nella mattinata, toglie toglierebbe definitivamente Alberto dalla scena del crimine, avendo lui un alibi granitico: dopo le 9.35 era a casa a lavorare sul pc per redigere la tesi di laurea.

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A spingere per la revisione del processo, oltre alla difesa di Stasi, c’è anche la Procura di Pavia. Ecco perché ieri, nel comunicato ufficiale sulla chiusura delle indagini, il procuratore capo Fabio Napoleone ha scritto anche che «si provvederà, come già reso noto, ad inoltrare al Procuratore Generale di Milano l’atto contestato all’indagato nel corso del suo interrogatorio del 6 maggio 2026, illustrativo e riassuntivo dei nuovi elementi probatori, raccolti a seguito della riapertura delle indagini 2016/2017, per l’eventuale esercizio di ogni Sua prerogativa». E cioè proprio l’istanza di revisione.

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Ora è tutto nelle mani della procuratrice generale Francesca Nanni e alla sostituta Lucilla Tontodonati, che lo scorso 24 aprile hanno già ricevuto a colloquio il procuratore Napoleone: saranno loro a dover studiare il fascicolo ed, eventualmente, inoltrare la richiesta alla Corte d’Appello di Brescia.

La difesa di Stasi, invece, presenterà la sua domanda di revisione non prima di aver analizzato tutti gli atti. Ma, contemporaneamente, farebbe bene anche a chiedere la sospensione della pena. Cioè l’immediata scarcerazione di Alberto.

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