Il cellulare di Valter Lavitola sta cominciando a "parlare" ma forse sarebbe più corretto "a non dire". L'indagine della Dda di Roma sull'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci sembra arrivata a una svolta.
Nel giorno in cui il Riesame respinge l'istanza dei difensori dell'indagato, accusato e reo confesso di essere il mandante dell'azione dinamitarda, confermando l'impianto accusatorio dei pm di piazzale Clodio a cominciare dall'aggravante del metodo mafioso, emerge che nei device dell'imprenditore ci sono "dei buchi", dei salti temporali, nelle comunicazioni tra lui e l'oramai ex conduttore di Report.
Nel corso dell'analisi dei cellulari sequestrati all'ex editore de L'Avanti!, sono state riscontrate delle cancellazioni sospette di messaggi inviati anche nei giorni precedenti e successivi all'attentato avvenuto nell'ottobre del 2025 davanti alla casa del giornalista a Pomezia. Sviluppi investigativi su cui gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai carabinieri, vogliono vederci chiaro. Chi indaga vuole cercare di recuperare le comunicazioni che non compaiono più nel telefono di Lavitola e, in quest'ambito, proseguire nell'ascolto di testimoni.
Al momento una convocazione dello stesso Ranucci non è stata ancora calendarizzata, ma non si esclude che possa avvenire nelle prossime settimane, così come quella di altre figure che stanno emergendo in questa complessa vicenda, a cominciare da Natalia Potenza, la compagna di Lavitola che la notte tra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo la perquisizione domiciliare del marito, avrebbe ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, donna vicina a Ranucci, l'ordinanza cautelare a carico dei quattro esecutori materiali dell'attentato. Episodio sul quale l'ormai ex conduttore di Report, con un post sul suo profilo social, ha affermato che "non esiste alcuna chat segreta. È stata mandata un'ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e, di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null'altro".
Ranucci si dice vittima della "più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuoverlo da Report", ma la Potenza insiste definendolo "un bugiardo e un porcone". Resta un dubbio sulle scelte e l'operato degli inquirenti: il dispositivo di Ranucci, non è mai stato sequestrato. Come mai?