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Sgarbi fa notizia ma non quando viene assolto

La sentenza della Corte dei Conti ignorata quasi da tutti. Ai persecutori di Vittorio chiediamo una cosa: le scuse
di Paolo Bianchi domenica 13 settembre 2026

2' di lettura

Che Vittorio Sgarbi nella vita si sia fatto molti nemici è cosa risaputa, così come si sa benissimo che ha sempre pagato le conseguenze delle sue azioni. L’unico politico che ha saputo stare davvero in mezzo alla gente non si è mai negato uno dei lussi più inaccessibili a un essere umano: dire quello che pensa. O meglio: dire quello che molti pensano, ma non possono permettersi di dire.

Delle sue vicende giudiziarie si è parlato molto. Ieri nel tono più noncurante possibile la gran parte di mezzi di comunicazione ha annunciato l’ultima notizia che lo riguarda. La Corte dei Conti lo ha assolto dall’accusa di aver procurato un danno erariale quando da sottosegretario alla Cultura svolgeva consulenze professionali, spesso nella forma di interventi pubblici. La Procura contabile gli chiedeva conto di 200mila euro. Sarà invece lo Stato a risarcire lui con 3.500 euro per le spese legali.

Nel febbraio dell’anno scorso Sgarbi era già stato assolto in primo grado dal tribunale di Reggio Emilia dall’accusa di riciclaggio di beni culturali, in merito alla nota vicenda del quadro di Rutilio Ma netti. Quanto alla contraffazione, tutto archiviato prima ancora di arrivare al processo.

Ora, non è il caso di sciorinare qui l’elenco di quanti, fra coloro che non l’hanno mai sopportato, si siano dati manforte nel metterlo alla berlina, una schiera di topastri e batraci in grado di scatenare un chiasso assordante sul nulla. Chiunque sia passato attraverso una trafila giudiziaria sa quanto sia straziante quel percorso. La presunzione d’innocenza è invertita quando l’interessato è persona pubblica. Per un essere umano che invecchia, che si ammala, che inevitabilmente perde le energie e la voglia di combattere, può essere una tragedia. Il caso Sgarbi rischia di diventare paradigma di un accanimento personale contro un individuo di cui non si condividono le idee o la visione del mondo.

Non serve ricorrere alla saggezza degli antichi o alla lucidità di Nietzsche quando faceva notare che l’uomo prova piacere a vederne soffrire un altro, e più ancora a essere causa di quella sofferenza.
La dottrina cristiana alla quale la nostra affannata civiltà occidentale si ispira vorrebbe invece che non facessimo agli altri quello che non vogliamo fosse fatto a noi; vorrebbe addirittura che li perdonassimo dei torti che riteniamo di aver subìto. Non chiediamo a nessuno di arrivare a tanto. Non chiederemmo mai a Sgarbi di perdonare i suoi persecutori, quelli che non perdonano a lui di essere stato così esuberante. Basterebbe che qualcuno di costoro, una volta tanto, fosse uomo abbastanza da porgergli una scusa.

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vittorio sgarbi

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