Il problema della imputabilità dei minori tra i 14 ed i 18 anni si è accentuato nel corso degli anni, con l’avvento della baby gang. Da Presidente del Tribunale penale minorile dal 1976 al 1979 avvertii le infiltrazioni del terrorismo nel mondo dei minori, usando il pugno duro per porre un freno alla spirale perversa, individuammo in anticipo “manovali” che aspiravano a diventare capi: con il risultato di... ritrovarmi pesantemente minacciato ed abbisognevole di protezione! Finita quella stagione sono spuntate le baby gang che usano le armi degli adulti e diventano più pericolose anche per il progressivo allentamento dei controlli esercitati dai genitori, dai maestri e dagli educatori e per la scomparsa del patto di alleanza scuola-famiglia. Alunni che vanno a scuola portando coltelli, minori che tentano assalti alla polizia, sono dediti a molestie sessuali o consumatori abituali di super alcolici.
Tempo fa (1 febbraio 2023) denunciai la necessità su queste colonne di «prendere coscienza del fenomeno, combatterlo ad ogni livello, abbandonare ogni atteggiamento di pregiudiziale rinuncia e rimettere i punti sugli i, evitando di confondere la violenza con il disagio, l’aggressività con la voglia di essere al passo con i tempi, la violazione delle regole con la fragilità dell’età evolutiva». La verità è che le norme penali nei confronti dei minori sono troppo blande e che i giudici minorili sono inclini al perdono salvo irrigidirsi quando i minori oltrepassano la soglia dei 18 anni e si ritrovano a rispondere di reati laddove gli stessi fatti erano stati in precedenza trattati come ragazzate.
Mentre la sinistra nega l’esistenza del problema, bene ha fatto il Governo Meloni a varare la legge anti-maranza: avviso orale del Questore con divieto di aggregazione nei luoghi della movida, estensione ai minori del fermo di prevenzione, arresto differito per il danneggiamento commesso da almeno 5 persone, procedibilità d’ufficio per il reato di lesioni contro agenti di pulizia giudiziaria e di pubblica sicurezza in servizio. Soprattutto l’eliminazione della garanzia di non punibilità nella fascia 14-18 anni, per la quale l’attuale valutazione di maturità viene sostituita dalla responsabilità penale (“chi rompe paga”) salvo i casi di incapacità di intendere e di volere. Personalmente avrei sancito l’abbassamento della soglia di imputabilità a 13 anni se non addirittura a 12, vista la maturità dei ragazzi attuali rispetto a quelli delle generazioni precedenti. Basterà? Ai posteri, pardon ai giudici, l’ardua sentenza.