«Nella giornata di ieri sono state presentate due annotazioni. Sono stati riferiti i nominativi di due soggetti che potrebbero essere il mandante e l’esecutore della morte di David Rossi». A spiegarlo è Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’allora responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena.
Domani la Commissione fornirà ulteriori dettagli: tra i sospettati ci sarebbero persone vicine alla ’ndrangheta. Sono in corso approfondimenti anche su soggetti che facevano parte dello stesso ambiente lavorativo del manager e che ne avrebbero potuto determinare la morte.
Le ricostruzioni dell’aggressione, eseguite nelle ultime settimane, hanno permesso di dimostrare come Rossi fu aggredito nel suo ufficio e spinto giù dalla finestra. Grazie alle simulazioni si è riuscito a spiegare come mai Rossi fu ritrovato con il gomito iperesteso e con diverse escoriazioni su naso e labbro: tutto sarebbe frutto dell’aggressione subita all’interno del suo ufficio.
«La svolta è stata la ricostruzione precisa e dettagliata delle prime due perizie. Ha smosso alcune persone a dire: “Voi avete ricostruito il fatto, adesso vi do i nomi”», ha spiegato al Tg5 Vinci. Una verità, quella ricostruita dalla Commissione, che sta per mettere la parola fine sull’ipotesi del suicidio, quella maggiormente accreditata nel 2013. Al contrario, si sarebbe trattato di un tentativo di intimidazione finito male, compiuto da almeno tre persone: furono loro a farlo precipitare dal terzo piano. Il movente sarebbe legato al denaro e al ruolo di Rossi, a capo della comunicazione di Mps.