Clausole antifasciste ovunque. Ricordate? Abbiamo visto i patentini (leggasi “Più libri più liberi”, con gli organizzatori poi costretti a tornare sui propri passi), mentre a Rivoli in provincia di Torino per fare un trasloco - lo abbiamo raccontato a luglio su queste colonne - bisogna dichiararsi antifascisti. Un cittadino ha narrato che per provvedere a trasferire il proprio mobilio, di conseguenza ritrovandosi a richiedere l’occupazione di suolo pubblico, è incappato in una serie di documenti dove, a un certo punto, è comparsa la richiesta di dichiarare «adesione ai valori dell’antifascismo».
È pieno di capoluoghi e di comuni che hanno inserito nel proprio regolamento la suddetta clausola per ottenere l’occupazione di suolo pubblico, leggasi gazebo, e per la concessione di sale pubbliche dove poter realizzare conferenze e incontri. Una normativa lesiva del diritto di espressione delle idee degli individui e delle comunità. E lo ricordiamo basta farsi un giro tra gli articoli della Costituzione per non trovare, neanche una volta, la dicitura antifascismo. Ora per questo nuovo caso, che evidenzia la perniciosità illiberale di codesti cavilli, andiamo diretti nella Bergamasca.
Qui Forza Nuova il 17 ottobre 2024 si era vista negare dal Comune di Dalmine, in provincia di Bergamo, il permesso per un banchetto. Il motivo? La carenza, a detta dell’amministrazione comunale, dell’adeguata sottoscrizione della dichiarazione di antifascismo. Roberto Fiore, segretario di Fn, aveva presentato esposto per violenza privata contro il comandante della polizia locale, ovvero colui che firmò materialmente il rifiuto del gazebo per gli attivisti di destra. Cos’è successo poi? La posizione del dirigente è stata archiviata, ma la Procura di Bergamo, secondo quanto riporta L’Eco di Bergamo, ha aperto un varco. Ovvero? «Secondo il pm bergamasco, la dichiarazione del rispetto dei valori antifascisti ritenuta illegittima da Fiore, “dovrà essere affrontata in altra sede”».
Quindi? «“Sotto il profilo oggettivo, si pretende un comportamento fondato su una norma illegittima (seppure l’apparato amministrativo non ha alcune incisione politica)”». Quindi la dichiarazione risulta irregolare.
Sui social Luca Castellini, dirigente di Fn, afferma che «la Procura ha chiarito definitivamente che a una formazione politica non può essere proibita alcuna attività, né si possono imporre dichiarazioni “antifasciste”». Gioendo, infine, per aver «sconfitto definitivamente il residuato bellico». Ora, quindi, si pone il vero interrogativo davanti a questa norma liberticida. Ovvero che sia l’inizio della fine di codesta esiziale clausola?