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Tremonti crede nel posto fisso

Emma: "Ritorno al passato"

20 Ottobre 2009

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Tremonti crede nel posto fisso
Giulio Tremonti, ministro per l’Economia, ha scioccato tutti o quasi dichiarandosi un sostenitore del posto fisso. No alla mobilità e sì al posto fisso che permette di crearsi una famiglia e dei progetti per il futuro. Dai suoi stessi colleghi di governo però sono arrivati i primi commenti. Precisazioni e interventi che vogliono chiarire che il concetto espresso da Tremonti non è quello in cui crede tutto il governo.

Il no della Marcegaglia - "La cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile e che peraltro, in questo Paese, ha creato problemi, da un aumento della disoccupazione, ad un aumento del sommerso portando nella pubblica amministrazione quella logica dell'assenteismo, dei fannulloni tanto deprecata".
È il leader di
Confindustria, Emma Marcegaglia, a commentare così le parole del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. 

Il no di Brunetta - Un no viene dal ministro Renato Brunetta in un'intervista a Repubblica: "Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può tornare indietro". E in più, aggiunge il ministro, "non risolve i problemi. Bisogna cambiare occhiali per capire come è fatto il nuovo mondo. Non si deve aver paura".

Il no di Sacconi - Più che il diritto al posto fisso è necessario assicurare il diritto alla formazione. Questa, in sintesi, la posizione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. ''Non commento mai i miei colleghi di governo'', ha premesso Sacconi intervenendo a Mattino5 su Canale5. ''Osservo soltanto - ha proseguito - che ovviamente nessuno vuole subire la mobilità da posto di lavoro a posto di lavoro: ciascuno vorrebbe poter scegliere il momento in cui cambiare, ovviamente in meglio. D'altronde la continuità del posto non si afferma con norme di legge ma con l'occupabilità del lavoratore per le sue conoscenze e competenze''. Il ministro ha dunque sottolineato l'importanza del ''diritto continuo al miglioramento delle proprie competenze, con cui può decidere il proprio percorso lavorativo''. Secondo Sacconi, dunque, è vero che ''la scadenza di un rapporto di lavoro è un'opportunità per maggiori posti di lavoro, ma dal lavoratore viene tendenzialmente subita''. Pertanto ''è la possibilità di accedere alle conoscenze che consente una maggiore prospettiva''.

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Commenti all'articolo

  • gbbonzanini

    20 Ottobre 2009 - 16:04

    hai messo l'accento su un argomento che sta molto a cuore anche a me. Piccoli imprenditori, artigiani, commercianti che hanno cessato l'attività. Oltre a non aver più lavoro si ritrovano un mare di debiti. Per loro non c'è nessun ammortizzatore sociale, ma solo un fondo per le indigenze e le povertà dive per accedervi OCCORRE AVERE ALMENO TRE FIGLI!!!!!Secondo te, a chi sono andati quei fondi? Tutti agli extracomunitari, gli italiani avendo meno di tre figli sono rimasti a bocca asciutta. TRECIMEDILAVAREDO AVEVA DETTO: NESSUNO (EXTRACOMUNITARIO) SARA' LASCIATO DA SOLO

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  • zoid

    20 Ottobre 2009 - 15:03

    Finalmente qualcuno si convince che lasciare un'intera generazione nella semi-indigenza e nella precarietà è l'infallibile ricetta per la recessione economica. Complimenti! Pensarci prima vi avrebbe fatto venire il mal di testa per lo sforzo, vero?

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  • marclands

    20 Ottobre 2009 - 15:03

    Sono contento che il ministro si sia ricreduto ma adesso la vedo dura!Ora trovare un posto fisso sarà ancora più difficile di prima,molte aziende hanno chiuso o tagliano il personale per continuare la loro attività aspettando la ripresa!Posto fisso o meno l'importante che ora il governa sostenga con i fatti chi è precario e non gode di ammortizzatori sociali come la cassaintegrazione o l'assegno di dissocupazione.Farei una proposta al governo per sostenere temporaneamente tutti quei piccoli imprenditori e artigiani che dopo la chiusura della propria attività si ritrovano senza un reddito magari con la difficoltà per l'età di trovare subito un posto di lavoro.

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