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Vittorio Feltri sull'omicidio di Luca Sacchi: "Una squallida storia di droga. E la magistratura italiana..."

di Davide Locano domenica 27 ottobre 2019

2' di lettura

Ci risiamo con la droga spacciata come si trattasse di patatine fritte. Il ragazzo romano freddato con un colpo di pistola alla testa aveva richiesto, pare, una fornitura di coca a due pusher. I quali invece non erano riusciti a recuperarla ma volevano ugualmente essere retribuiti, e hanno cercato di rubare al "cliente" lo zainetto contenente i soldi. È scoppiata una lite furibonda e il giovane in astinenza ha dovuto soccombere, beccandosi la schioppettata che lo ha annientato. Una storia squallida che dimostra ancora una volta che il male del secolo non è la violenza, che comunque esiste e andrebbe combattuta, bensì le sostanze stupefacenti ormai entrate nel costume giovanile, non solo nella Capitale: ogni città, Milano inclusa, è abitata da gente sempre più numerosa che non può fare a meno dello sballo. È una realtà drammatica che sfugge a qualsiasi controllo serio, vi sono zone periferiche in cui tossici abituali o occasionali incontrano farabutti che smerciano le polverine micidiali. Le liti sono fisiologiche e ricorrenti, gli adolescenti per una presa di coca affrontano situazioni pericolose e spesso ci rimettono le penne. Leggi anche: Omicidio di Luca Sacchi, la denuncia di Vittorio Feltri Ricordiamo la vicenda dei due americani che recentemente hanno stecchito in circostanze dubbie un vicebrigadiere dei carabinieri. Ciò che più sorprende e inquieta è il fatto che le forze dell' Ordine non siano mobilitate in modo organico per reprimere lo spaccio che avviene di giorno e specialmente di notte in vari quartieri. Un problema gravissimo che però non viene preso sul serio dalle autorità di pubblica sicurezza. Le quali danno più importanza a chi vìola un divieto di sosta che non a chi vende le schifezze mortali. Siamo infestati sotto casa da pusher e nessuno li assicura alla giustizia. I pochi di costoro che vengono arrestati soggiornano in galera 24 ore poi tornano liberi di delinquere, quasi fossero ladri di galline. La magistratura è severa fino a un certo punto, un punto morto, e non capisce che la maggior parte dei reati dipende dal commercio e dal consumo della coca. Questo non lo dico io, bensì don Chino Pezzoli, un vecchio prete che da decenni è impegnato sul fronte dei narcotici e delle loro vittime. di Vittorio Feltri

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