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Compravendita senatori, comincia il processo

L'ex leader dell'Italia dei Valori si è costituito parte civile a Napoli nel processo contro il Cav. Dopo il fallimento in politica cerca la rivincita in tribunale
di Ignazio Stagno domenica 16 febbraio 2014

2' di lettura

Nostalgia canaglia. Antonio Di Pietro tagliato fuori dalla politica non resiste al richiamo della toga. Così a Napoli nel processo per la compravendita di senatori Tonino ritorna in campo come ai vecchi tempi di tangentopoli. Nell’aula 110 del tribunale di Napoli inizia oggi il processo contro il Cavaliere per la presunta compravendita di senatori che, secondo il teorema montato ad arte dai pm Henry John Woodckock e Francesco Vanorio, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Per l'occasione si è presentato in Aula anche Di Pietro chiedendo di costituirsi parte civile per l’Italia dei Valori. "Rimetto la toga dopo Mani pulite - ha spiegato l'ex pm di Mani pulite - sto per la prima volta dall’altra parte come difensore di parte civile. Ed è anche il primo processo con il Senato parte civile. Mi piacciono le prime, è come i tempi di Tangentopoli". Come Tangentopoli - E così Di Pietro ha ingaggiato subito un corpo a corpo con la difesa del Cavaliere. Niccolò Ghedini e Michele Cerabona hanno eccepito una serie di presunti difetti di notifica, è subito saltato in piedi sostenendo che a suo avviso c’è stato addirittura un "eccesso" di notifiche: "Si offende l’intelligenza del tribunale se si ritiene che non sia stato notificato l’atto del processo". Insomma Di Pietro dopo aver fallito nella sua vventura politica vuole riscoprire una seconda giovinezza in tribunale. Intanto il processo è partito. E inizia la sfilata degli accusatori di Silvio che non era in Aula. Le balle di De Gregorio - La star è Sergio De Gregorio che in un'intervista al Mattino parla di quella presunta compravendita: "Finanziamenti al mio partito, quelli in bianco e quelli in nero, furono stabiliti con Berlusconi, e Lavitola fu fatto depositario dell'azione di coordinamento, perchè fu lui a consegnarmi i soldi in contanti". Tesi delirante sconfessata da Sabdro Bondi che afferma di "aver avuto rapporti con i senatori del Pdci, i comunisti di Cossutta, ma di non aver mai pagato qualcuno per far cadere Prodi". Bondi su questo punto è chiaro: "Parlai con alcuni senatori comunisti ma solo per convincerli che quel governo non operava nella giusta direzione e che quindi potevano smarcarsi dalle scelte della maggioranza". Il processo sarà lungo. Ma la prescrizione potrebbe essere dietro l'angolo. 

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