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La fronda Fi colpisce ancora Traballa il patto del Nazareno

di Ignazio Stagno domenica 21 settembre 2014

2' di lettura

Violante e Bruno di nuovo impallinati. E, con loro, il Patto del Nazareno. Silvio Berlusconi atterra in mattinata a Roma e si trova a che fare con un partito ingovernabile e un premier che nongli «scalda più il cuore». Renzi interviene alla Camera ma stavolta «il ragazzo» non lo esalta. Poca ciccia, ancora annunci. «Questo qui vuole andare al voto...». Il Cavaliere continua a sospettare che i mille giorni siano fuffa. Che il premier punti allo scioglimento anticipato del Parlamento per svicolare dalle difficoltà economiche. Eppure Silvio seguita anche a invitare i suoi alla prudenza nei giudizi sul presidente del Consiglio. Critiche sui contenuti economici della proposta renziana, sì. Ma niente piazzate, ché il momento è quello che. E come al solito la posizione forzista rimane a mezz’aria. Tra chi apre e chi attacca l’esecutivo, invocando la fine di ogni collaborazione. Eppure oggi potrebbe succedere qualcosa. A Palazzo Grazioli sono attesi i sindacati delle forze di politica che hanno minacciato lo sciopero contro il governo per via del blocco degli stipendi. Berlusconi ha preparato l’incontro nel pomeriggio di ieri. E, per la prima volta negli ultimi mesi, l’ex premier potrebbe prendere una posizione antigovernativa, accanto alle divise che difendono l’aggiornamento delle proprie buste paga. Forse. Nel contempo torna a balenare l’ipotesi di un nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi, per cementare il patto del Nazareno su legge elettorale e riforme. È nell’aria, non scritto nelle rispettive agende. Forza Italia non apprezza. In Transatlantico, mentre sono in corso le votazioni sui giudici costituzionali, fioccano capannelli di musi lunghi. Che in serata si trasformano in una nuova fumata nera sul ticket Violante-Bruno. Nuovo atto di insubordinazione al Cav, che adesso avrà un bel da fare per far rigare tutti dritto. Il fare ondivago del Cav riverbera nelle posizioni del partito. C’è chi moderatamente apprezza le aperture renziane sulle tutele occupazionali femminili, come Mara Carfagna: «Oggi il premier ha riconosciuto ciò che andiamo dicendo da anni: questo mercato del lavoro per tutelare eccessivamente alcuni, discrimina la maggior parte dei lavoratori». Salvo poi ricordare che la responsabilità è di tutta la sinistra, non solo di quella ipersindacalizzata: «Pur di strizzare l’occhio» alla Cgil, «si è completamente dimenticata di guardare fuori dal proprio orticello». C’è la senatrice Anna Maria Bernini che accusa Renzi di mostrare sempre i soliti sintomi: «Annuncite acuta, dosi massicce di approssimazione sui provvedimenti per rilanciare la crescita e molti, troppi temi assenti». Infine c’è Raffaele Fitto. Che continua a chiedere una Fi alternativa al governo: «Dobbiamo articolare una chiara opposizione e una netta alternativa, basata su contenuti e controproposte. Se non lo faremo sarà ben difficile richiamare al voto i nostri ex elettori e sarà ancora più difficile parlare credibilmente al Paese, una volta che sarà emerso l’insuccesso del governo Renzi». di Salvatore Dama

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