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Bologna spoglie le donne al "Cheap Festival": "E' arte"

di Lucia Esposito domenica 17 maggio 2015

2' di lettura

Dov’è la presidente della Camera, Boldrini? Dove sono le femministe dell’ultima ora che additano certe pubblicità come immorali? Di certo, non sono a Bologna. Qui il Comune sostiene con 10mila euro l’esposizione di manifesti di nudo integrale di donna, apparsi da qualche giorno in diverse zone della città. Sono manifesti giganti, affissi un po’ ovunque, specialmente in zona stazione, negli spazi dismessi delle pubbliche affissioni. Ma attenzione: in questo caso si tratta di arte. Anzi, secondo gli organizzatori del «Cheap festival» che curano l’iniziativa, e a cui si deve l’ennesima distrazione per automobilisti, «questi nudi sono proprio il modo di criticare il nudo patinato usato in pubblicità per vendere qualsiasi cosa». Un po’ come mettere un velo integrale ad una musulmana per criticare le usanze oppressive dell’islam verso la donna, insomma… Comunque sia, proprio mentre per fare visita al più grande tempio Sikh d’Italia, nel cremonese, la presidente della Camera, Laura Boldrini, in segno di rispetto, come in altre occasioni, indossa il velo, nella crassa Bologna si pensa a tutt’altro. Ovviamente la faccenda non è passata inosservata: il capogruppo di Forza Italia in Regione, Galeazzo Bignami, ha dato il via sui social ad una discussione in merito chiedendosi proprio «dove sono tutte coloro, Boldrini compresa, che normalmente gridano allo scandalo e che ora tacciono davanti a questa esibizione di corpi femminili». Forza Italia ha anche presentato sul tema una richiesta di chiarimenti al sindaco, Virginio Merola, e alla vicesindaco, Silvia Giannini, che in questa storia dovrebbe sentirsi particolarmente chiamata in causa. Proprio lei, infatti, lo scorso novembre aveva esultato al grido di «Bologna libera da pubblicità sessiste» dopo aver fatto passare la modifica al regolamento comunale che impone a chi utilizza le pubbliche affissioni di astenersi dall’uso di immagini «volgari, violente o sessiste». Ma qui, lo ripetiamo, si tratta di arte. I ragazzi del Cheap Festival ne sono proprio convinti: snocciolano i nomi degli artisti della poster street art, finanziata dal Comune per «una rigenerazione urbana degli spazi comuni», (questo l’intento dichiarato dell’iniziativa) e spiegano come Vinz Feel Free, autore delle opere, abbia voluto rappresentare con «queste donne nude con la testa a forma di uccello il senso di corpi liberi, non normati». Per convincerci citano un po’ di tutto: dal significato semiotico delle immagini mitologiche, al nudo in storia dell’arte, fino addirittura alla statua del Nettuno, che, effettivamente nudo, afferra il tridente, alle porte di piazza Maggiore. Insomma oltre a passare per bacchettoni si rischia pure di prendere degli ignoranti...E allora il pensiero corre alla frase risolutiva: «È comunque inaccettabile ridurre la donna ad una presenza svestita per vendere qualsiasi cosa». A dirla era stata proprio la presidente della Camera, il 5 marzo scorso, intervenendo al «Premio Immagini Amiche», ultimo atto della sua battaglia contro l’abuso del nudo femminile, cominciata un paio d’anni fa con l’aperto sostegno alla decisione della Rai di non trasmettere più Miss Italia, per non stereotipare, in un corpo svestito, l’immagine della donna. di Alessia Pedrelli 

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